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Thursday, March 26, 2015
Ad Emerson, New Jersey, gli ultimi anni del giornale
di Sergio Vigliardi
NEW YORK. Quando nel 1952 Generoso Pope Junior lascia - o meglio, e’ costretto a lasciare - Il Progresso, alla guida del giornale passa il fratello Fortune Pope che ne resta editore fino al 1980. Mentre Gene Junior si tuffa nell’avventura del National Enquirer e passera’ alla storia del giornalismo americano, Fortune e Anthony ereditano l’impero creato dal padre e poco alla volta cominciano a venderne i pezzi, cominciando dal settore dei media e della comunicazione. Viene venduto il giornale in lingua spagnola, nel 1975 viene ceduta una stazione radio popolarissima, la WHOM, acquistata nel 1946, dove cominciano anche trasmissioni in lingua spagnola e dove inizia la fortunata carriera dki Mike Bongiorno. Alla stazione radio Fortune Pope conosce la cantante Catherine Mastice che nel 1952 diventera’ la sua seconda moglie.
Passano solo dieci anni dalla morte di Generoso e Fortune and Anthony finiscono sulle cronache giudiziarie della Grande Mela quando una commissione di inchiesta registra irregolarita’ nell’acquisto del sale antighiaccio da parte del Comune di New York: si parla di corruzione, di contratti truccati, di irregolarita’ nella pesatura. La City avrebbe pagato mezzo milione di dollari in eccesso. Viene espressamente citato il commissario addetto agli acquisti, accusato di aver manipolato contratti a beneficio del suo “amico di vecchia data” Fortune Pope. Il Commissioner, sospeso dal sindaco Wagner, rassegna le dimissioni, ma si dichiara innocente delle accuse nei suoi confronti che non sono mai provate in un’aula di giustizia.
Successivamente un grand giuri’ incrimina Anthony e Fortune per violazioni aziendali nella vendita, trasporto e distribuzione del sale usato per sciogliere il ghiacccio sulle strade della metropoli. Tra i dodici punti della incriminazione, anche un conto per $176,599 mandato a City Hall per un carico di sale mai arrivato a destinazione e l’accusa ai due fratelli di aver dirottato 375 mila dollari dalla Colonial Sand and Stone a beneficio di sette altre compagnie di proprieta’ esclusiva della famiglia Pope. Secondo il grand giuri, del trasferimento non si parla nei documenti inviati alla American Stock Exchange, alla Security Exchange Commission e ai mille azionisti.
I fratelli Pope restituiscono alla Colonial Sand $405,816, sono multati di $25 mila ciascuno ma riescono ad evitare il carcere perche’ la sentenza viene sospesa.
In questo periodo la Colonial ha un giro di affari di circa 30 milioni di dollari all’anno, e Fortune e’ tra i primi dieci uomini piu’ ricchi di New York. E’ considerato, al pari di suo padre, il leader di una comunita’ italoamericana calcolata ad oltre 4 milioni e mezzo di persone ed e’ l’uomo da vedere, una tappa obbligata, per tutti coloro che cercano di avere contatti ad alto livello con il Governo italiano o con quello americano. Ma dopo queste vicende giudiziarie l’influenza di Pope diminuisce col passare degli anni fino a diventare irrilevante.
La famiglia Pope e la Pope Foundation agli inizi degli Anni Settanta vendono le loro azioni per 20 milioni di dollari. A Fortune resta Il Progresso che comunque non e’ piu’ attivo come ai vecchi tempi anche se le perdite sono tutt’altro che catastrofiche.
Quando Il Progresso trasferisce tipografia e redazione a Emerson, nel New Jersey, con gli uffici amministrativi in Audubon Avenue, vicino al George Washington Bridge, il contatto di Pope col suo giornale e con i suoi dipendenti diventa col passare del tempo sempre piu’ occasionale. Qualche giornalista ricorda di non averlo visto per mesi.
E' convinto a seguire il giornale nel New Jersey anche il redattore capo Frank Cantelmo. Assunto da Barzini per il Corriere d'America come redattore sportivo, diventa nel giro di pochi anni redattore capo, carica che mantiene quando Il Progresso assorbe il quotidiano concorrente durante gli Anni Trenta. Cantelmo va in pensione nel 1968 e muore cinque mesi dopo fulminato da un infarto durante un discorso ad un luncheon per il Kiwanis Club nel North East del Bronx, non lontano dalla sua casa.
La redazione e’ formata in massima parte da una quindicina di traduttori e alcuni redattori di pagine, in genere gestite dal redattore capo e dai suoi assistenti. La fonte principale delle notizie e’ la United Press International e i servizi e le interviste dell’agenzia NANA, mentre per il notiziario italiano vengono usati ritagli di cronache regionali di quotidiani inviati via posta dalla redazione romana. Molto seguiti gli avvenimenti sportivi locali e internazionali, e la vita delle associazioni italoamericane.
I columnist piu’ famosi sono Drew Pearson e Jack Anderson e, da Roma, Giuseppe Marrazzo che scrive settimanalmente una lettera alla “zia d’America” facendo un brillante quadro della vita italiana.
Se Pope e’ il grande assente, chi parla ed agisce per lui e’ il general manager Frank Castelli, con ufficio in Audubon Avenue, che fa la spola New York-Emerson e che porta materiale da pubblicare e comunica gli ultimi ordini e volonta’ del Boss. Castelli comunica per via strettamente gerarchica: col redattore capo e i suoi assistenti, col proto o con Alfredo Franceschetti, il piu’ anziano dei redattori, responsabile dell’inserto della domenica, ma, sopratttutto, diplomatico rappresentante del New York Newspaper Guild, il sindacato dei giornalisti. E’ quello che ha visto fare da Pope nelle sue sempre piu’ rare visite a Emerson dove mantiene un ufficio al primo piano del numero 12 di Lincoln Boulevard, una piccola stanza con una finestra, una scrivania, un telefono, quattro sedie e uno scaffaletto. L’ufficio viene usato anche dal proto, redattore capo e assistenti se devono fare una telefonata senza essere ascoltati da orecchie indiscrete perche’ in redazione e in tipografia tutti i telefoni sono intercomunicanti. Nella “stanza del Boss” si decidono i licenziamenti, si complottano strategie, iniziano le prime schermaglie sindacali della Local #3 del New York Newspaper Guild e del sindacato tipografi.
Successivamente la sede viene spostata di qualche chilometro, sempre a Emerson, in un nuovo edificio di un piano a Bland Street, ma il giornale continua ad essere stampato nella vicina Westwood nell’impianto di Joe Bonaro.
Spostandosi a Bland Street, Il Progresso si lascia alle spalle le vecchie linotype e comincia a muovere i primi passi nel secondo secolo di vita e nell’era del computer: in tipografia spuntano i primi videoterminali e un elaboratore elettronico.
L’editore-direttore Fortune Pope e’ giunto al capolinea. E’ pronto a vendere anche l’ultimo pezzo dell’impero costruito dal padre.
Nelle foto: Anthony (a sinistra) e Fortune Pope; la palazzina sul Lincoln Boulevard di Emerson, N.J., che ospitava redazione e tipografia del Progresso Italoamericano.
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Monday, March 9, 2015
1928/ Come Generoso Pope sconfisse Barzini e la International Paper Company

" Il ruolo dei fascisti in Italia comincio' ad apparire simile al ruolo interpretato dai feroci oppositori della temuta cospirazione bolscevica in America. Comunque la stampa coloniale non si era ancora allineata col fascismo. Anzi, essa sembava guardare con sospetto il fascismo, ed una sorta di simpatia proletaria porto' i giornali a criticare le misure adottate contro gli scioperi.( In particolare, Il Progresso continuo' a pubblicare articoli antifascisti di Arturo Labriola e Guglielmo Ferrero).
Ancora una volta, fu la reazione dell’opinione pubblica americana, che fu subito a favore di Mussolini, che determino' il suo graduale allineamento......
Paradossalmente, Mussolini era stato una volta un collaboratore dell'americano "Il Proletario". Secondo Carlo Tresca (l’anarchico giornalista e sindacalista assassinato a New York nel 1943, ndr) che lo aveva incontrato in Svizzera ed aveva vissuto con lui quando si nascondeva) Mussolini stesso era stato sul punto di emigrare negli Stati Uniti.
Il Duce si pose subito il problema delle colonie italiane all'estero ed in particolare di quelle negli Stati Uniti. Ma Luigi Barzini, ex collaboratore di Albertini a "Il Corriere della Sera" e favorevole al nazionalismo italiano, fu il primo nel 1922 ad inventarsi l'idea di un grande quotidiano italiano negli Stati Uniti, uno in grado di sostituirsi alla stampa esistente. Inizialmente aveva messo un occhio su Il Progresso di Barsotti.
Pio Crespi, il texano che controllava il gruppo di finanzieri di Barzini, autorizzo' Barzini a fare un'offerta di un milione di dollari per acquistare il giornale. Dopo il rifiuto di Barsotti, Barzini decise di fondare un nuovo giornale, Il Corriere d'America, che usci' il 27 dicembre del 1922 con una circolazione - un anno dopo - che si stabilizzo' intorno alle 50 mila copie.
Nel frattempo, Crespi era spesso preoccupato e in diverse occasioni espresse la volonta' di vendere. Grazie ad un prestito garantitogli dalla Banca Commerciale Italiana, Barzini ottene una cospicua parte delle azioni del giornale, e di conseguenza tenne a distanza le apprensioni di Crespi. Al tempo stesso Crespi blocco' ogni tentativo di espansione, inclusa l'acquisizione de il Bollettino della Sera nel 1926.
Quando Barsotti mori' nel 1927, sembro' che ci fu un'inversione dei ruoli. Angelo Bertolino, esecutore del testamento di Barsotti, si fece avanti per acquistare Il Corriere, ma la tratattiva falli' a causa dell'opposizione degli eredi.
Gli altri progetti di Barzini di unire i due giornali andarono in fumo, anche se nel 1928 aveva l'appoggio fuinanziario del banchiere Amadeo Giannini. Ma precisamente in quel momento Il Progresso fu messo in vendita. Fu acquistato per la bella somma di due milioni di dollari dall'imprenditore Generoso Pope, che batte' la competizione dell'International Paper Company, un gigante nella produzione della carta. Inizialmente, la compagnia progettava di acquistare Il Corriere, unire i due quotidiani, e nominare Barzini come direttore. Di conseguenza, la ditta fini' per cercare di comprare Il Corriere, ma Crespi rifiuto' l'offerta. Allora si fece avanti lo stesso Pope e nel gennaio del 1928 l'affare sembrava concluso.
Comunque, consigliata dal governo italiano, l'ambasciata italiana a New York giudico indesiderabile questa concentrazione di giornali. A Pope fu consigliato di tirarsi indietro, e nuovi acquirenti furono presentati a Crespi. La scelta cadde sull'Order Sons of Italy e il contratto fu scritto e firmato dalle due parti. Ma a causa delle esitazioni di Crespi, di nuovo non se ne fece nulla. Alla fine, Pope riusci' nell'impresa, traendo vantaggio dalle sue solide connessioni col goveno di Roma.
Questa vasta concentrazione di giornali includeva anche "Il Bollettino della Sera" (New York) e "L'Opinione" (Philadelphia). Quando il cerchio fu chiuso, Pope fu libero di orchestrare un’efficace propaganda fascista, avvalendosi di formidabili mezzi, ai quali bisogna aggiungere molte stazioni radio e innumerevoli altri fogli, oltre a giornali e periodici. Tra questi "Il Grido della Stirpe " (Tresca lo aveva ribattezzato "Il Grido della Trippa") dell'ex anarchico Domenico Trombetta e "Il Carroccio" di De Biasi."
La stampa fascista faceva la parte del leone anche a San Francisco dove Ettore Patrizi, detto il "piccolo Fuhrer della California", pubblicava "L'Italia" e "La Voce del Popolo".
Nelle foto: Luigi Barzini e Pio Crespi
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liberamente tradotto da:
"ITALOAMERICANA: The Literature of the Great Migration, 1880-1943", edited by Francesco Durante, Robert Viscusi, James J. Periconi.
Oxford University Press, prima edizione, May 15, 2014 (1032 pagine).
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Wednesday, January 28, 2015
Generoso Pope: arrivo’ con 10 dollari, costrui’ un impero

Tra il 1916 ed il 1918 prese pieno controllo della Colonial Sand & Stone trasformandola nella più grande azienda di sabbia e ghiaia nel mondo, edificando alcuni tra i maggiori edifici di New York, tra cui il Rockefeller Center (1929-40), la Radio City Music Hall (1932), l'Empire State Building (1929-31), il ponte George Washington (1927-31), e il primo Yankee Stadium (1923). Grazie alle enormi ricchezze accumulate e all'ingresso spregiudicato nel campo della politica e dell'informazione, Pope divenne uno degli uomini più potenti non solo all'interno della comunità italoamericana ma dell'intera società newyorchese.
Pope era un democratico conservatore e fu uno dei principali sostenitori a New York di Franklin D. Roosevelt. I suoi giornali giocarono un ruolo fondamentale nel garantire il voto italiano per il partito democratico del New Deal, nonostante ogni controversia per i suoi legami con la Tammany Hall e l'amicizia personale con il boss mafioso Frank Costello, che Pope volle nel 1927 come padrino del suo figlio minore. Ai propri lettori italiani Pope ripeteva l'incoraggiamento ad imparare l'inglese, diventare cittadini, e votare. Il suo obiettivo era quello di infondere l'orgoglio e l'ambizione ad avere successo in un'America moderna, oltre che naturalmente ottenere in cambio il sostegno della politica per le proprie imprese. Forte delle sue amicizie presidenziali, Pope si adoperò per fare del Columbus Day una festa nazionale, fondando il 12 ottobre 1929 l'annuale New York Columbus Day Parade, della quale fu Grand Marshal per 20 anni (ancora oggi la più grande Columbus Day Parade del mondo).
Pope trovò però i suoi più formidabili avversari all'interno della stessa comunità italoamericana: da un lato le organizzazioni sindacali dei lavoratori guidate da Carlo Tresca (anarchico, giornalista e sindacalista, assassinato a New York nel 1943) e dall'altro un altro grande sostenitore di Roosevelt ma nemico giurato della macchina di potere del partito democratico newyorchese, Fiorello La Guardia (e con lui Vito Marcantonio). Conducendo una battaglia frontale proprio contro Pope e la Tammany Hall, Fiorello La Guardia diventa popolarissimo sindaco di New York dal 1933 al 1945.
Fortemente anti-comunista, Pope guardò con simpatia all'emergere del fascismo in Italia, divenendo uno dei principali punti di riferimento delle politiche mussoliniane negli Stati Uniti e il più potente nemico dell'antifascismo tra gli immigrati italiani in America.
Partecipò con Italo Balbo nella grande parata (foto a destra) organizzata nel 1933 per le strade di New York per celebrare la trasvolata atlantica. Divenuto presidente della divisione italiana del Comitato Nazionale Democratico nel 1936, Pope contribuì a convincere il presidente Roosevelt a prendere un atteggiamento neutrale sulla invasione dell'Etiopia da parte dell'Italia.
Tuttavia, la doppia fedeltà a Roosevelt e Mussolini si rivelò sempre più difficile da gestire con il progressivo allineamento di Mussolini alle politiche di Hitler. Dopo l'attacco a Pearl Harbor del dicembre 1941, Pope ruppe ogni residuo legame con Benito Mussolini e sostenne con entusiasmo lo sforzo bellico americano contro l'Italia fascista.
E’ stato detto che fu lo stesso Mussolini a suggerirgli di acquistare Il Progresso per favorire la dottrina fascista tra gli emigrati, ma il nipote David Paul Pope, autore di "The Deeds of My Fathers. How My Grandfather and Father Built New York and Created the Tabloid World of Today", non e’ d’accordo.
"No, non fu quella la ragione dell'acquisto, anche se è vero che quando mio nonno nel '29 incontrò per la prima volta Mussolini, prese accordi per ricevere l'agenzia di stampa controllata dai fascisti. Ma mio nonno pensava che così avrebbe aiutato gli italiani in America e anche in Italia. E poi, quando Mussolini si allineò totalmente con Hitler, lui immediatamente si staccò dal regime fascista. Anche se sicuramente ha sofferto di quel distacco da Mussolini e l'Italia", disse David Paul a Stefano Vaccara in una intervista ad “America Oggi” nell’ottobre del 1910.
- Ma Generoso Pope era o non era un fascista?
"In un certo senso direi di sì perché lui vedeva il fascismo come un passaggio necessario all'Italia per entrare nel capitalismo. Mio nonno era fondamentalmente un capitalista anticomunista, e vedeva nel fascismo italiano una fase necessaria ad allontanare i rossi, ma poi una volta svolto quel compito del fascismo, si sarebbe dovuta affermare la democrazia", rispose David Paul.
Nel dopoguerra Pope continuò ad esercitare un ruolo di primo piano all'interno del Partito democratico. Nel 1945 sostenne l'elezione di Harry S. Truman a presidente, e l'anno successivo il suo appoggio fu ancora una volta decisivo nel voto a William O'Dwyer come sindaco di New York. A livello internazionale, nei primi anni della guerra fredda, Pope d’intesa col presidente Truman lanciò una campagna tra i suoi lettori a sostegno della Democrazia Cristiana nelle elezioni del 1948. Centinaia di migliaia di lettere partirono dagli Stati Uniti verso l’Italia da parte di italo-americani che invitarono familiari ed amici a non cedere alle lusinghe della “sinistra” e ad abbracciare la democrazia. La campagna fu coronata da successo, I comunisti furono nettamente sconfitti alle urne. Perche’ lo fece?
"Mio nonno e mio padre non lo fecero (la campagna per la DC) soltanto per fare un favore al presidente degli Stati Uniti, ma soprattutto perché volevano aiutare gli italiani a non cadere nelle mani dei comunisti”, disse David Paul ad America Oggi . “A Generoso Pope interessava di essere percepito ancora dalle autorità americane, così come da quelle italiane, come il canale principale nel rapporto tra le masse di emigrati italiani in America e la loro madrepatria. Generoso voleva essere ed era quella fonte di contatto. Così come quando denunciò Mussolini gli italoamericani lo seguirono, così riuscì anche a persuadere centinania di migliaia di parenti degli emigrati a non votare comunista”.
Generoso Pope morì per una malattia cardiaca nel 1950 e fu sepolto in un mausoleo di famiglia al Woodlawn Cemetery, New York.
(Da Vikipedia.it ed altre fonti)
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Saturday, January 24, 2015
I monumenti, l'eredita' di Carlo Barsotti
Un messaggio di italianita', patriottismo,
arte e cultura a New York e al mondo intero
Molti dei monumenti di New York parlano... italiano e sono legati
indissolubilmente alla comunita’
italo-americana, a Carlo Barsotti
e al “Progresso Italo-Americano”.
Un busto di bronzo dedicato a Giuseppe Mazzini, si trova al Central Park e fu inaugurato nel 1878 con fondi raccolti tra la comunita’. E’ opera dello scultore Giovanni Turini e si trova lungo il West Drive all’altezza della 67.ma Strada. Due frasi sono scolpite nel piedistallo di granito: “Pensiero e Azione” e “Dio e il Popolo” , sintetizzano il pensiero e la filosofia del patriota italiano.
A Columbus Circle, sulla 59th Street, l’angolo sud-occidentale di Central Park, all'incrocio fra Broadway, Central Park West, Central Park South e Eight Avenue, sorge, alto, ed elegante in un punto nevralgico della Gran del Mela la statua del mitico genovese che ha scoperto l’America.
Il monumento a Cristoforo Colombo, inaugurato il 12 otttobre 1892 per commemorare i quattrocento anni dalla scoperta dell'America, è una statua in marmo di Carrara alta 21 metri - opera dello scultore messinese Gaetano Russo - che si erge su una colonna a 21 metri di altezza. La colonna e’ decorata ncon i rostri di bronzo che rappresentano le tre caravelle, la Nina, la Pinta e la Santa Maria. Ai piedi della colonna c’e’ un angelo che sorregge il globo.
E a lati la scritta in inglese e italiano:
“A Cristoforo Colombo/gli italiani residenti in America/
Irriso prima/minacciato durante il viaggio/incatenato dopo/ sapendo essere generoso/quanto oppresso/donava un mondo al mondo”.
La gioia e la Gloria/non ebbero mai piu’ solenne grido/di quello che risuono’ in vista/ della prima isola americana/ Terra! Terra!”
Il monumento include due splendidi bassorilievi in bronzo e quindi la dedica nella parte bassa del piedistallo. Barsotti non ha dimenticato di apporre la sua firma sul monumento che reca la scritta:
“G. Russo invento’ e scolpi’ e per iniziativa/ del Progresso Italo Americano
il primo giornale italiano quotidiano/negli Stati Uniti/ Carlo Barsotti editore e proprietario”.
La piazza è stata restaurata nel 2005 ed abbellita con una una fontana intorno al monumento e un’isola centrale con verde e panchine.
A Washington Square, nel cuore del Village, sorge il monumento a Giuseppe Garibaldi, anche questa opera di Giovanni Turini, dedicato nel 1888, sesto anniversario della morte dell’Eroe dei due Mondi. Nel progetto originario c’erano un soldato e un trombettiere vicino a Garibaldi, con tanto di spada sguainata, che poggiava i piedi su una roccia e non su un piedistallo. Per mancanza di fondi il progetto non fu completato e resto’ quindi solo la statua di Garibaldi. Fu quindi necessario correggere in fonderia la sua postura forzando all’interno entrambe le gambe per farle poggiare in equilibrio sul piccolo piedistallo. Il risultato non e’ stato brillante. L’Eroe dei Due Mondi, che visse a Staten Island dal 1850 al 1853 nella residenza di Antonio Meucci, appare alquanto goffo ed e’ stato oggetto di molti commenti ironici. Qualcuno lo ha definito il “contorsionista di bronzo”.
Sulla Broadway all’altezza della 73.ma Strada sorge il monumento dedicato a Giuseppe Verdi, opera dello scultore siciliano Pasquale Civiletti, che ha lavorato su marmo di Carrara e limestone di Montechiaro. Verdi e’ fiancheggiato da quattro dei suoi piu’ famosi personaggi: Falstaff, Leonora (La Forza del Destino), Aida e Otello.
Il monumento venne inaugurato il 12 ottobre 1906, 414.mo anniversario della scoperta dell’America, alla presenza di oltre 10 mila persone. Spettacolare la cerimonia, ideata da Frank Valenti: un nipote di Barsotti tiro’ una cordicelal che libero’ una mongolfiera che porto’ in alto “ il velo che cingeva il monumento, e dalle cui pieghe uscivano con gioioso volo centinaia di colombe bianche e fiori purpurei e fronde verdi: un trionfo tricolore a cui davano solennità ineffabile le lagrime di migliaia di Italiani che ascoltavano commossi il coro verdiano evocatore della lontana Terra: Signor, che dal tetto natio..., cantato dai cori della Metropolitan Opera House diretti dal maestro, Cav. Giulio Setti”.
Un po’ nascosta, (West 64th Street), incrocio Broadway-Columbus Ave, Dante Square, dove e’ una delle due statue (la copia è al Meridian Hill Park di Washington, D.C.) dedicate all’autore della Divina Commedia.
L’ambizioso progetto originario, affidato allo scultore palermitano Ettore Ximenes, destinato ad essere realizzato a Times Square nel 1912, non fu accettato perche’ giudicato sproporzionato rispetto alle dimensioni della piazza. Inoltre era divampata una polemica contro Barsotti sulla stampa italiana (Bollettino della Sera, Italian Journal) che invitava l’editore del Progresso a raccogliere fondi per costruire ospedali e scuole per connazionali emigrati invece di monumenti, nient’altro che un espediente di Barsotti per fare pubblicita’ a se stesso e al suo quotidiano.
Il monumento fu inaugurato solo nel 1921, 600.mo anniversario della morte del poeta.
Un altro monumento promosso da Barsotti fu quello per onorare il navigatore Giovanni da Verrazzano.
LA RIVENDICAZIONE DELLA GLORIA
DI GIOVANNI DA VERRAZZANO
di Alfredo Bosi
“L'onore di rivendicare all'Italia, in terra straniera, con azione devota e pronta, la gloria di Giovanni da Verrazzano scopritore della baia di New York, proprio nel momento in cui il popolo anglo-sassone onorava Henry Hudson come autentico scopritore della baia stessa, e la soddisfazione di chiudere, col riconoscimento solenne e definitivo della gloria italiana, una secolare controversia di geografi e di storici, dovevano spettare al Progresso ed al suo direttore, Cav. Carlo Barsotti. Il 27 marzo 1906, con legge dello Stato di New York, veniva costituita la Hudson Fulton Celebration Commission, la quale si proponeva di commemorare il tricentenario della "scoperta" del fiume Hudson fatta dall'inglese Henry Hudson nell'anno 1609 per conto degli Olandesi. Più milioni di dollari dovevano essere spesi per le feste, che vennero, anche dedicate a Fulton, l'inventore del battello a vapore. Dovevano queste essere la glorificazione del genio anglo-sassone, dello spirito nazionale degli Americani, degli Inglesi, degli Olandesi. Tutte le nazioni erano state ufficialmente invitate e mandavano navi per una mondiale rivista nelle acque nuovayorkesi. Anche l'Italia. Le feste dovevano durare dal 25 settembre al 9 ottobre 1909, e si annunciavano per ogni verso clamorosissime.
In questo momento solenne della vita americana, mentre gli stranieri s'infervoravano nei preparativi e tutta la immensa Metropoli, e tutte le città poste in riva al fiume fin su alla capitale dello Stato, Albany, s'abbandonavano a celebrare in Hudson lo scopritore della Baia, il Progresso Italo-Americano si avanzò solo dinanzi al tribunale della Storia, dinanzi al tribunale della pubblica opinione, a gridare, in sonora lingua italiana: — Signori, fate prima passare Giovanni da Verrazzano, poiché fu il navigatore fiorentino quegli che scoprì la Baia nel 1524; dopo venne sulle di lui traccie, nel 1609, l'esploratore anglo-olandese.
Ebbe quest'audacia del Progresso tal carattere di fiera e nobile sfida, che la gente straniera rimase interdetta, perplessa. Quale ombra appariva, risorgente dalle profonde scurità della storia; quale ombra ritornava dal fondo dell'Oceano a conturbare le memorabili feste? Verrazzano, di Firenze, battente bandiera d'un re di Francia, sbarcato sull'isola di Manhattan ottantacinque anni prima di Hudson! Tutto un sovvertimento della storia!. . . Eppure non era altro che il rifacimento, la reintegrazione della storia, il perfezionamento della storia. Non parlava attraverso l'opera del Progresso che la voce del Diritto. Era sì la voce del sangue, era sì uno squillo di fanfara patriottica, una diana che fugava le ombre accalcate nella notte della malafede sopra un nome da storici o ignoranti o malvagi — ma, dalla coscienza, su tutto e tutti, rompendo il quieto silenzio dei secoli, erompeva l'affermazione del Diritto!
Il 15 maggio 1909 il Cav. Barsotti incaricò un luminare del foro newyorkese, l'avvocato Louis Steckler, di fare le opportune pratiche perchè il nome di Giovanni da Verrazzano entrasse ufficialmente nelle feste in onore di Hudson e Fulton. Al patrocinatore della causa cara a tutti gli Italiani venne affidato un fascicolo di documenti, appunti e studi sulla scoperta verrazzaniana ordinati dal redattore in capo del Progresso, Agostino de Biasi.
Munito del "dossier", l'avv. Steckler iniziò la sua opera. Egli era stato incaricato — si noti, tanto era nei divisamenti del giornale di lottare fino agli estremi, per vincere — di procedere nelle forme legali e istituire innanzi al magistrato un giudizio formale, perchè in sede giudiziaria venisse proclamato il diritto italiano, qualora i passi amichevoli non avessero condotto all'accordo. Sarebbe stato, infatti - — una volta dimostrata la priorità della scoperta di Verrazzano — nella facoltà del giudice di dichiarare incostituzionale la legge che disponeva le onoranze a Hudson, fondandosi queste sull'errore; e lo stesso magistrato avrebbe potuto ingiungere alla Commissione di cessare i festeggiamenti ordinati da tale legge nulla. Si ottenne non senza contrasti la vittoria.
Il cav. Barsotti nel conseguirla s'impegnava di erigere un busto di bronzo in onore del navigatore italiano — un busto che, nel tradursi in atto il pensiero, divenne monumento — e domandava "tout court" di inaugurarlo proprio in uno dei giorni consacrati ai festeggiamenti hudsoniani: in meno di cinque mesi, prima cioè e non dopo che il ciclo delle grandiose cerimonie si compisse. Se dopo, a che cosa sarebbero valsi il bronzo ed il granito celebranti la gesta dell'ardito navigatore toscano? Verrazzano doveva essere onorato prima di Hudson! Ettore Ximenes — il grande artista italiano — modellò il monumento in un'ora felice del suo genio. Donava poi il bozzetto al cav. Barsotti con una nobile lettera. Il cav. Barsotti accettava l'offerta generosa del valentissimo artista a nome del Comitato Columbus Day 1909, costituito da duecento rap- presentanti di associazioni col proposito di celebrare la prima festa legale del 12 Ottobre a beneficio dei 5000 orfani del terremoto calabro-siculo.
Il cav. Barsotti n'era presidente e volle che il monumento di Verrazzano. promosso dal Progresso e da lui, sorgesse sotto gli auspici del Comitato, che si nominò da allora "Comitato Verrazzano e Columbus Day". Il ministro della Pubblica Istruzione del tempo, S. E. il prof. Luigi Rava, rispondendo all'invito mandatogli da Nuova York, pregava l'illustre letterato e senatore S. E. Gaspare Finali, Cavaliere della SS. Annunziata, di scrivere l'epigrafe centrale del monumento; e il cav. Finali annuiva con cortese premura.
Veniva intanto deliberato a Roma che le due navi "Etna" ed "Etruria", destinate a rappresentare l'Armata d'Italia alla dimostrazione navale internazionale in onore di Hudson, partecipassero anche alle feste verrazzaniane, e come queste si annunziavano d'importanza somma sotto tutti i riguardi, fu deliberato dal Re l'invio di uno speciale rappresentante, scelto nella persona dell'illustre vice-ammiraglio barone Alfonso Di Brocchetti, senatore del Regno, presidente del Consiglio Superiore di Marina. D'accordo con la Hudson Fulton Celebration Commission venne fissata la data della inaugurazione del monumento scolpito da Ximenes. Le grandi feste americane per Hudson si chiudevano il 9 ottobre; pel 6 ottobre venne fissata la glorificazione, l'apoteosi di Verrazzano. All'organizzazione delle feste provvide il Comitato Verrazzano-Columbus Day; ma più l'attività personale del presidente Barsotti e la vibrante guida degli articoli del Progresso. Indescrivibile l'entusiasmo della popolazione italiana. L'italianità trionfava nelle sue note più alte in mozzo alla frenesia del centenario hudsoniano celebrato dagli americani a colpi di cannone e di milioni, in mezzo a fulgori incredibili di luce elettrica e ad inaudita reclame bombastica. Il monumento venne inaugurato alle 4 pom. del 6 ottobre in un'aiuo- la centrale del Battery Park, vasto giardino pubblico che trovasi all'e- stremità dell'isola di Manhattan, su cui è costruita la città propria di Nuova York. E' l'estremità dell'isola, dinanzi a cui si apre l'amplissima rada dove si confondono le acque dei fiumi e dell'Oceano, popolata di mille navi, dominata dalla famosa statua della Libertà che illumina il mondo.
Il luogo venne scelto come quello che si suppone venisse calcato da Giovanni da Verrazzano, sbarcando. Il monumento è di bronzo e di granito dei più puri. La sua altezza dal suolo è di otto metri. Il busto è alto due, e tre la statua del Diritto, che nella sinistra regge una fiaccola e con la spada brandita nella destra sfoglia il libro della Storia. Il piedistallo quadrato misura cinque metri per ogni lato ed è sor- retto da tre gradini, il primo dei quali, dopo la base, spezzato.
Seicento piedi cubici di granito occorsero pel piedistallo del peso di cinquanta tonnellate. Pei lavori di fondamenta occorsero 2000 piedi cubici di "concrete".
Sul libro di bronzo, ai piedi della statua del Diritto, si leggono le due date della scoperta e della rivendicazione: MDXXIV — MCMIX Sul frontone spezzato della base, a sinistra, in grandi lettere classiche : GIOVANNI DA VERRAZZANO
Sul lato posteriore del piedistallo, l'epigrafe dettata da Gaspare Finali :
ANNO 1909 — AMERICA E ITALIA RICORDANO GIOVANNI DA VERRAZZANO FIORENTINO CHE PRIMO EUROPEO PRECORRENDO ALTRO PIÙ' FORTUNATO DAL QUALE EBBERO IL NOME NAVIGO' QUESTE ACQUE LE CUI TERRE ERANO DESTINATE PER UNA DELLE CITTA' CAPITALI DEL MONDO.
A sinistra le parole dell'autorevole storico americano John Fiske, autore dell'opera "The Discovery of America": THERE CAN BE NO DOUBT WHATEVER AS TO VERRAZZANO'S ENTERING NEW YORK HARBOR IN 1524 JOHN FISKE. (Non v'è alcun dubbio sull'entrata di Verrazzano nella baia di New York nel 1524) A destra: PER LA VERITÀ- SECOLARE PER LA GIUSTIZIA DELLA STORIA QUESTO MONUMENTO RIVENDICATORE ERESSE IL "PROGRESSO ITALO-AMERICANO" CARLO BARSOTTI, EDITORE LA COLONIA ITALIANA CONCORDE IL VI OTTOBRE MCMIX.
Precedette la cerimonia lo sfilamento del grande corteo di oltre 170 Società italiane, con bandiere e stendardi, musiche e corone. Tre ore durò la spettacolosa sfilata! La dimostrazione si mosse da Madison Square preceduta da una squadra di 500 ciclisti, da 100 Cavalieri di Verrazzano e dai membri del Comitato d'Onore in redingote e cilindro, con a capo il Cav. Barsotti, che aveva alla sua destra l'on. Marchese Prospero De Nobili ed alla sinistra il Comm. Luigi Solari, Presidente della Camera di Commercio Italiana. Venivano poi gli equipaggi delle R. Navi Etna ed Etruria, i sodalizi con bandiere e stendardi, musiche e ghirlande. Intorno al monumento presero il posto d'onore gli allievi della R. Accademia Navale di Livorno^ sbarcati dall'Etna, i marinai dell' Etruria, Il Comitato Esecutivo del Monumento di Giovanni da Verrazzano i vessilliferi delle Società.
La cerimonia cominciò con un breve discorso e con la benedizione di Mons. Lavelle, rappresentante dell'Arcivescovo metropolitano; quindi, sorretta dal nonno, Cav. Barsotti, la piccola Gertrude Gahrman tirò a sé la corda legata al drappo tricolore che avvolgeva il monumento e scoprì la meravigliosa opera d'arte, pronunciando belle parole d'occasione vivamente applaudite. Con la loro parola i festeggiatori di Henry Hudson facevano pubblica e solenne testimonianza della gloria di Giovanni da Verrazzano, vale a dire suggellavano, con riconoscimento ufficiale da parte loro, la rivendicazione pensata, voluta e conseguita dal Progresso Italo-Americano”
Lo scrittore Alfredo Bosi e' stato redattore del Progresso Italo-Americano
arte e cultura a New York e al mondo intero
Molti dei monumenti di New York parlano... italiano e sono legati indissolubilmente alla comunita’
italo-americana, a Carlo Barsotti
e al “Progresso Italo-Americano”.
Un busto di bronzo dedicato a Giuseppe Mazzini, si trova al Central Park e fu inaugurato nel 1878 con fondi raccolti tra la comunita’. E’ opera dello scultore Giovanni Turini e si trova lungo il West Drive all’altezza della 67.ma Strada. Due frasi sono scolpite nel piedistallo di granito: “Pensiero e Azione” e “Dio e il Popolo” , sintetizzano il pensiero e la filosofia del patriota italiano.
A Columbus Circle, sulla 59th Street, l’angolo sud-occidentale di Central Park, all'incrocio fra Broadway, Central Park West, Central Park South e Eight Avenue, sorge, alto, ed elegante in un punto nevralgico della Gran del Mela la statua del mitico genovese che ha scoperto l’America.
Il monumento a Cristoforo Colombo, inaugurato il 12 otttobre 1892 per commemorare i quattrocento anni dalla scoperta dell'America, è una statua in marmo di Carrara alta 21 metri - opera dello scultore messinese Gaetano Russo - che si erge su una colonna a 21 metri di altezza. La colonna e’ decorata ncon i rostri di bronzo che rappresentano le tre caravelle, la Nina, la Pinta e la Santa Maria. Ai piedi della colonna c’e’ un angelo che sorregge il globo.
E a lati la scritta in inglese e italiano:
“A Cristoforo Colombo/gli italiani residenti in America/
Irriso prima/minacciato durante il viaggio/incatenato dopo/ sapendo essere generoso/quanto oppresso/donava un mondo al mondo”.
La gioia e la Gloria/non ebbero mai piu’ solenne grido/di quello che risuono’ in vista/ della prima isola americana/ Terra! Terra!”
Il monumento include due splendidi bassorilievi in bronzo e quindi la dedica nella parte bassa del piedistallo. Barsotti non ha dimenticato di apporre la sua firma sul monumento che reca la scritta:
“G. Russo invento’ e scolpi’ e per iniziativa/ del Progresso Italo Americano
il primo giornale italiano quotidiano/negli Stati Uniti/ Carlo Barsotti editore e proprietario”.
La piazza è stata restaurata nel 2005 ed abbellita con una una fontana intorno al monumento e un’isola centrale con verde e panchine.
A Washington Square, nel cuore del Village, sorge il monumento a Giuseppe Garibaldi, anche questa opera di Giovanni Turini, dedicato nel 1888, sesto anniversario della morte dell’Eroe dei due Mondi. Nel progetto originario c’erano un soldato e un trombettiere vicino a Garibaldi, con tanto di spada sguainata, che poggiava i piedi su una roccia e non su un piedistallo. Per mancanza di fondi il progetto non fu completato e resto’ quindi solo la statua di Garibaldi. Fu quindi necessario correggere in fonderia la sua postura forzando all’interno entrambe le gambe per farle poggiare in equilibrio sul piccolo piedistallo. Il risultato non e’ stato brillante. L’Eroe dei Due Mondi, che visse a Staten Island dal 1850 al 1853 nella residenza di Antonio Meucci, appare alquanto goffo ed e’ stato oggetto di molti commenti ironici. Qualcuno lo ha definito il “contorsionista di bronzo”.
Sulla Broadway all’altezza della 73.ma Strada sorge il monumento dedicato a Giuseppe Verdi, opera dello scultore siciliano Pasquale Civiletti, che ha lavorato su marmo di Carrara e limestone di Montechiaro. Verdi e’ fiancheggiato da quattro dei suoi piu’ famosi personaggi: Falstaff, Leonora (La Forza del Destino), Aida e Otello.
Il monumento venne inaugurato il 12 ottobre 1906, 414.mo anniversario della scoperta dell’America, alla presenza di oltre 10 mila persone. Spettacolare la cerimonia, ideata da Frank Valenti: un nipote di Barsotti tiro’ una cordicelal che libero’ una mongolfiera che porto’ in alto “ il velo che cingeva il monumento, e dalle cui pieghe uscivano con gioioso volo centinaia di colombe bianche e fiori purpurei e fronde verdi: un trionfo tricolore a cui davano solennità ineffabile le lagrime di migliaia di Italiani che ascoltavano commossi il coro verdiano evocatore della lontana Terra: Signor, che dal tetto natio..., cantato dai cori della Metropolitan Opera House diretti dal maestro, Cav. Giulio Setti”.
Un po’ nascosta, (West 64th Street), incrocio Broadway-Columbus Ave, Dante Square, dove e’ una delle due statue (la copia è al Meridian Hill Park di Washington, D.C.) dedicate all’autore della Divina Commedia.
L’ambizioso progetto originario, affidato allo scultore palermitano Ettore Ximenes, destinato ad essere realizzato a Times Square nel 1912, non fu accettato perche’ giudicato sproporzionato rispetto alle dimensioni della piazza. Inoltre era divampata una polemica contro Barsotti sulla stampa italiana (Bollettino della Sera, Italian Journal) che invitava l’editore del Progresso a raccogliere fondi per costruire ospedali e scuole per connazionali emigrati invece di monumenti, nient’altro che un espediente di Barsotti per fare pubblicita’ a se stesso e al suo quotidiano.
Il monumento fu inaugurato solo nel 1921, 600.mo anniversario della morte del poeta.
Un altro monumento promosso da Barsotti fu quello per onorare il navigatore Giovanni da Verrazzano.
LA RIVENDICAZIONE DELLA GLORIA
DI GIOVANNI DA VERRAZZANO
di Alfredo Bosi
“L'onore di rivendicare all'Italia, in terra straniera, con azione devota e pronta, la gloria di Giovanni da Verrazzano scopritore della baia di New York, proprio nel momento in cui il popolo anglo-sassone onorava Henry Hudson come autentico scopritore della baia stessa, e la soddisfazione di chiudere, col riconoscimento solenne e definitivo della gloria italiana, una secolare controversia di geografi e di storici, dovevano spettare al Progresso ed al suo direttore, Cav. Carlo Barsotti. Il 27 marzo 1906, con legge dello Stato di New York, veniva costituita la Hudson Fulton Celebration Commission, la quale si proponeva di commemorare il tricentenario della "scoperta" del fiume Hudson fatta dall'inglese Henry Hudson nell'anno 1609 per conto degli Olandesi. Più milioni di dollari dovevano essere spesi per le feste, che vennero, anche dedicate a Fulton, l'inventore del battello a vapore. Dovevano queste essere la glorificazione del genio anglo-sassone, dello spirito nazionale degli Americani, degli Inglesi, degli Olandesi. Tutte le nazioni erano state ufficialmente invitate e mandavano navi per una mondiale rivista nelle acque nuovayorkesi. Anche l'Italia. Le feste dovevano durare dal 25 settembre al 9 ottobre 1909, e si annunciavano per ogni verso clamorosissime.
In questo momento solenne della vita americana, mentre gli stranieri s'infervoravano nei preparativi e tutta la immensa Metropoli, e tutte le città poste in riva al fiume fin su alla capitale dello Stato, Albany, s'abbandonavano a celebrare in Hudson lo scopritore della Baia, il Progresso Italo-Americano si avanzò solo dinanzi al tribunale della Storia, dinanzi al tribunale della pubblica opinione, a gridare, in sonora lingua italiana: — Signori, fate prima passare Giovanni da Verrazzano, poiché fu il navigatore fiorentino quegli che scoprì la Baia nel 1524; dopo venne sulle di lui traccie, nel 1609, l'esploratore anglo-olandese.
Ebbe quest'audacia del Progresso tal carattere di fiera e nobile sfida, che la gente straniera rimase interdetta, perplessa. Quale ombra appariva, risorgente dalle profonde scurità della storia; quale ombra ritornava dal fondo dell'Oceano a conturbare le memorabili feste? Verrazzano, di Firenze, battente bandiera d'un re di Francia, sbarcato sull'isola di Manhattan ottantacinque anni prima di Hudson! Tutto un sovvertimento della storia!. . . Eppure non era altro che il rifacimento, la reintegrazione della storia, il perfezionamento della storia. Non parlava attraverso l'opera del Progresso che la voce del Diritto. Era sì la voce del sangue, era sì uno squillo di fanfara patriottica, una diana che fugava le ombre accalcate nella notte della malafede sopra un nome da storici o ignoranti o malvagi — ma, dalla coscienza, su tutto e tutti, rompendo il quieto silenzio dei secoli, erompeva l'affermazione del Diritto!
Il 15 maggio 1909 il Cav. Barsotti incaricò un luminare del foro newyorkese, l'avvocato Louis Steckler, di fare le opportune pratiche perchè il nome di Giovanni da Verrazzano entrasse ufficialmente nelle feste in onore di Hudson e Fulton. Al patrocinatore della causa cara a tutti gli Italiani venne affidato un fascicolo di documenti, appunti e studi sulla scoperta verrazzaniana ordinati dal redattore in capo del Progresso, Agostino de Biasi.
Munito del "dossier", l'avv. Steckler iniziò la sua opera. Egli era stato incaricato — si noti, tanto era nei divisamenti del giornale di lottare fino agli estremi, per vincere — di procedere nelle forme legali e istituire innanzi al magistrato un giudizio formale, perchè in sede giudiziaria venisse proclamato il diritto italiano, qualora i passi amichevoli non avessero condotto all'accordo. Sarebbe stato, infatti - — una volta dimostrata la priorità della scoperta di Verrazzano — nella facoltà del giudice di dichiarare incostituzionale la legge che disponeva le onoranze a Hudson, fondandosi queste sull'errore; e lo stesso magistrato avrebbe potuto ingiungere alla Commissione di cessare i festeggiamenti ordinati da tale legge nulla. Si ottenne non senza contrasti la vittoria.
Il cav. Barsotti nel conseguirla s'impegnava di erigere un busto di bronzo in onore del navigatore italiano — un busto che, nel tradursi in atto il pensiero, divenne monumento — e domandava "tout court" di inaugurarlo proprio in uno dei giorni consacrati ai festeggiamenti hudsoniani: in meno di cinque mesi, prima cioè e non dopo che il ciclo delle grandiose cerimonie si compisse. Se dopo, a che cosa sarebbero valsi il bronzo ed il granito celebranti la gesta dell'ardito navigatore toscano? Verrazzano doveva essere onorato prima di Hudson! Ettore Ximenes — il grande artista italiano — modellò il monumento in un'ora felice del suo genio. Donava poi il bozzetto al cav. Barsotti con una nobile lettera. Il cav. Barsotti accettava l'offerta generosa del valentissimo artista a nome del Comitato Columbus Day 1909, costituito da duecento rap- presentanti di associazioni col proposito di celebrare la prima festa legale del 12 Ottobre a beneficio dei 5000 orfani del terremoto calabro-siculo.
Il cav. Barsotti n'era presidente e volle che il monumento di Verrazzano. promosso dal Progresso e da lui, sorgesse sotto gli auspici del Comitato, che si nominò da allora "Comitato Verrazzano e Columbus Day". Il ministro della Pubblica Istruzione del tempo, S. E. il prof. Luigi Rava, rispondendo all'invito mandatogli da Nuova York, pregava l'illustre letterato e senatore S. E. Gaspare Finali, Cavaliere della SS. Annunziata, di scrivere l'epigrafe centrale del monumento; e il cav. Finali annuiva con cortese premura.
Veniva intanto deliberato a Roma che le due navi "Etna" ed "Etruria", destinate a rappresentare l'Armata d'Italia alla dimostrazione navale internazionale in onore di Hudson, partecipassero anche alle feste verrazzaniane, e come queste si annunziavano d'importanza somma sotto tutti i riguardi, fu deliberato dal Re l'invio di uno speciale rappresentante, scelto nella persona dell'illustre vice-ammiraglio barone Alfonso Di Brocchetti, senatore del Regno, presidente del Consiglio Superiore di Marina. D'accordo con la Hudson Fulton Celebration Commission venne fissata la data della inaugurazione del monumento scolpito da Ximenes. Le grandi feste americane per Hudson si chiudevano il 9 ottobre; pel 6 ottobre venne fissata la glorificazione, l'apoteosi di Verrazzano. All'organizzazione delle feste provvide il Comitato Verrazzano-Columbus Day; ma più l'attività personale del presidente Barsotti e la vibrante guida degli articoli del Progresso. Indescrivibile l'entusiasmo della popolazione italiana. L'italianità trionfava nelle sue note più alte in mozzo alla frenesia del centenario hudsoniano celebrato dagli americani a colpi di cannone e di milioni, in mezzo a fulgori incredibili di luce elettrica e ad inaudita reclame bombastica. Il monumento venne inaugurato alle 4 pom. del 6 ottobre in un'aiuo- la centrale del Battery Park, vasto giardino pubblico che trovasi all'e- stremità dell'isola di Manhattan, su cui è costruita la città propria di Nuova York. E' l'estremità dell'isola, dinanzi a cui si apre l'amplissima rada dove si confondono le acque dei fiumi e dell'Oceano, popolata di mille navi, dominata dalla famosa statua della Libertà che illumina il mondo.
Il luogo venne scelto come quello che si suppone venisse calcato da Giovanni da Verrazzano, sbarcando. Il monumento è di bronzo e di granito dei più puri. La sua altezza dal suolo è di otto metri. Il busto è alto due, e tre la statua del Diritto, che nella sinistra regge una fiaccola e con la spada brandita nella destra sfoglia il libro della Storia. Il piedistallo quadrato misura cinque metri per ogni lato ed è sor- retto da tre gradini, il primo dei quali, dopo la base, spezzato.
Seicento piedi cubici di granito occorsero pel piedistallo del peso di cinquanta tonnellate. Pei lavori di fondamenta occorsero 2000 piedi cubici di "concrete".
Sul libro di bronzo, ai piedi della statua del Diritto, si leggono le due date della scoperta e della rivendicazione: MDXXIV — MCMIX Sul frontone spezzato della base, a sinistra, in grandi lettere classiche : GIOVANNI DA VERRAZZANO
Sul lato posteriore del piedistallo, l'epigrafe dettata da Gaspare Finali :
ANNO 1909 — AMERICA E ITALIA RICORDANO GIOVANNI DA VERRAZZANO FIORENTINO CHE PRIMO EUROPEO PRECORRENDO ALTRO PIÙ' FORTUNATO DAL QUALE EBBERO IL NOME NAVIGO' QUESTE ACQUE LE CUI TERRE ERANO DESTINATE PER UNA DELLE CITTA' CAPITALI DEL MONDO.
A sinistra le parole dell'autorevole storico americano John Fiske, autore dell'opera "The Discovery of America": THERE CAN BE NO DOUBT WHATEVER AS TO VERRAZZANO'S ENTERING NEW YORK HARBOR IN 1524 JOHN FISKE. (Non v'è alcun dubbio sull'entrata di Verrazzano nella baia di New York nel 1524) A destra: PER LA VERITÀ- SECOLARE PER LA GIUSTIZIA DELLA STORIA QUESTO MONUMENTO RIVENDICATORE ERESSE IL "PROGRESSO ITALO-AMERICANO" CARLO BARSOTTI, EDITORE LA COLONIA ITALIANA CONCORDE IL VI OTTOBRE MCMIX.
Precedette la cerimonia lo sfilamento del grande corteo di oltre 170 Società italiane, con bandiere e stendardi, musiche e corone. Tre ore durò la spettacolosa sfilata! La dimostrazione si mosse da Madison Square preceduta da una squadra di 500 ciclisti, da 100 Cavalieri di Verrazzano e dai membri del Comitato d'Onore in redingote e cilindro, con a capo il Cav. Barsotti, che aveva alla sua destra l'on. Marchese Prospero De Nobili ed alla sinistra il Comm. Luigi Solari, Presidente della Camera di Commercio Italiana. Venivano poi gli equipaggi delle R. Navi Etna ed Etruria, i sodalizi con bandiere e stendardi, musiche e ghirlande. Intorno al monumento presero il posto d'onore gli allievi della R. Accademia Navale di Livorno^ sbarcati dall'Etna, i marinai dell' Etruria, Il Comitato Esecutivo del Monumento di Giovanni da Verrazzano i vessilliferi delle Società.
La cerimonia cominciò con un breve discorso e con la benedizione di Mons. Lavelle, rappresentante dell'Arcivescovo metropolitano; quindi, sorretta dal nonno, Cav. Barsotti, la piccola Gertrude Gahrman tirò a sé la corda legata al drappo tricolore che avvolgeva il monumento e scoprì la meravigliosa opera d'arte, pronunciando belle parole d'occasione vivamente applaudite. Con la loro parola i festeggiatori di Henry Hudson facevano pubblica e solenne testimonianza della gloria di Giovanni da Verrazzano, vale a dire suggellavano, con riconoscimento ufficiale da parte loro, la rivendicazione pensata, voluta e conseguita dal Progresso Italo-Americano”
Lo scrittore Alfredo Bosi e' stato redattore del Progresso Italo-Americano
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Thursday, January 22, 2015
Una taglia e un monumento, Carlo Barsotti nella bufera
Una campagna del Progresso a favore di un intervento armato dell’Italia contro Re Giovanni d’Abissinia, campagna criticata dalla quasi totalita’ della stampa italiana, diede un grosso colpo alla popolarita’ di Carlo Barsotti che invece chiedeva vendetta dopo la strage di Dogali in Eritrea (gennaio 1887) dove fu sterminata dagli abissini una colonna di soldati italiani. L’intervento armato non era condiviso dalla classe piu’ abbiente e istruita degli italoamericani di New York, mentre Barsotti - secondo una indiscrezione pubblicata dal New York Times - aveva inviato un cablogramma al Generale Alessandro Asinari di San Marzano, comandante delle truppe in Africa, offrendo 5mila lire per la cattura di Re Giovanni e 3mila per la cattura del Ras Alula, suo comandante in capo, vivi o morti.
“In questo cablogramma l’editore Barsotti affermo’ di rappresentare la colonia italiana negli Stati Uniti. Ora, la classe migliore dei coloni italiani e’ formata da conservatori e non ha alcuna simpatia per tali procedimenti radicali, ed i cui sentimenti sono stati esternati in una serie di articoli pubblicati dal giornale di opposizione, L’Eco d’Italia, edito da Felice Tocci. Questo ha generato un’aspra controversia giornalistica tra i due giornali, risultata la scorsa notte in una dimostrazione pubblica, quando 500 italiani intelligenti si sono incontrati alla Brooke’s Assembly Rooms, 359 e 361 Broome Street, rispondendo alla chiamata dei conservatori”.
Il giornale chiudeva scrivendo che la riunione era stata tranquilla, con unanimita’ di vedute dei convenuti contro la posizione di Barsotti, ridicolizzato per aver affermato di essere il rappresentante degli italiani.
Ma certo, l’attivita’ frenetica di Barsotti non poteva non di esporlo a critiche e sospetti.
La scheda della “Treccani” sull’editore toscano, mette in evidenza che “fra gli emigrati italiani nell'America dei Nord gli elementi più intelligenti e spregiudicati aprivano piccole banche private, non autorizzate, per i connazionali, svolgenti funzioni assai varie: dalla rimessa di denaro in Italia al piazzamento della mano d'opera, dalla raccolta del risparmio alla fornitura di biglietti di viaggio. In realtà l'attività di “banchista”, (questa era la parola che si usava), che veniva compiuta da questi prominenti italiani, se forniva un primo aiuto agli emigrati, si traduceva in effettivo sfruttamento dei connazionali senza cultura e senza sufficiente sostegno nel paese di nuova residenza. Barsotti, oltre della banca, era anche proprietario di lodging-houses, ossia di alberghi popolari, ove si rifugiavano gli emigrati più miserabili e in condizioni materiali e morali disastrose. Al pari di altri banchisti, anch'egli dopo un rapido sviluppo della propria azienda bancaria, dichiarava fallimento nel 1897 travolgendo nel dissesto i risparmi di molti connazionali”.
A. Scilimbranca, su “Cronaca Sovversiva”, definiva Barsotti “ladro di risparmi della povera gente, tenitore di bische e postriboli, ruffiano e delatore” e scriveva che l’editore faceva di tutto per farsi pubblicita’ ed ogni occasione era buona per far soldi. “Sopravviene il terremoto? Ebbene Carlino e’ sulla breccia a lenire dolori e miserie, ad aiutare i superstiti e a fregarsi l’aggio sul cambio. Qualche italiano e’ condannato a morte? Ebbene Carluccio sempre buono, sempre caritatevole, inizia una sottoscrizione, fa dollari a manate, salva il malcapitato dal capestro e fa niente che intasca tutto coll’avvocato”.
Il settimanale di Filadelfia “La Libera Parola” lo chiamava “bancarottiere”
Uno dei piu’ feroci nemici di Barsotti fu Giovanni Preziosi, nato in Irpinia, ex-prete, giornalista, punta di diamante dell’antisemitismo durante il fascismo, poi nominato ministro di Stato. Dopo un’esperienza in Germania per conto dell’«Opera Bonomelli», Preziosi si recò più volte negli Stati Uniti d’America, dove collaboro’ alle riviste italiane «Rassegna Contemporanea», «La Voce del Popolo Italiano» di Cleveland e «L’Italia all’Estero». Nel giugno del 1911 rappresento’ l’«Istituto Coloniale Italiano» di Filadelfia al secondo Congresso degli italiani all’estero.
La polemica esplose dopo l’inizio della raccolta dei fondi promossa dal Progresso per un monumento a Dante Alighieri e fu tanto velenosa da costringere Barsotti ad andare in Italia a sporgere querela contro alcune pubblicazioni che, secondo lui, lo avevano diffamato. Preziosi fu assolto da un Tribunale di Roma, ma un giornalista e il gerente de “La Ragione” furono condannati rispettivamente a due ed undici mesi di reclusione ed a pagare forti multe oltre alle spese processuali.
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