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Thursday, March 26, 2015

Ad Emerson, New Jersey, gli ultimi anni del giornale



di Sergio Vigliardi

NEW YORK. Quando nel 1952 Generoso Pope Junior lascia - o meglio, e’ costretto a lasciare  - Il Progresso, alla guida del giornale passa il fratello Fortune Pope che ne resta editore fino al 1980. Mentre Gene Junior si tuffa nell’avventura del National Enquirer e passera’ alla storia del giornalismo americano, Fortune e Anthony ereditano l’impero creato dal padre e poco alla volta cominciano a venderne i pezzi, cominciando dal settore  dei media e della comunicazione. Viene venduto il giornale in lingua spagnola, nel 1975 viene ceduta una stazione radio popolarissima, la WHOM, acquistata nel 1946, dove cominciano  anche trasmissioni in lingua spagnola e dove inizia la fortunata carriera dki Mike Bongiorno. Alla stazione radio Fortune Pope conosce la cantante Catherine Mastice che nel 1952  diventera’ la sua seconda moglie.

Passano solo dieci anni dalla morte di Generoso e  Fortune and Anthony finiscono sulle cronache giudiziarie della Grande Mela quando una commissione di inchiesta registra irregolarita’ nell’acquisto del sale antighiaccio da parte del Comune di New York:  si parla di corruzione, di contratti truccati, di irregolarita’ nella pesatura.  La City avrebbe pagato mezzo milione di dollari in eccesso. Viene espressamente  citato il commissario addetto agli acquisti, accusato di aver manipolato contratti a beneficio del suo “amico di vecchia data”  Fortune Pope. Il Commissioner,  sospeso dal sindaco Wagner,  rassegna le dimissioni, ma si dichiara innocente delle accuse nei suoi confronti che non sono mai provate in un’aula di giustizia.
Successivamente un grand giuri’ incrimina Anthony e Fortune per violazioni aziendali nella vendita, trasporto e distribuzione del sale usato per sciogliere il ghiacccio sulle strade della metropoli. Tra i dodici punti della incriminazione, anche un conto per $176,599 mandato a City Hall per un carico di sale mai arrivato a destinazione e l’accusa ai due fratelli di aver dirottato 375 mila dollari dalla Colonial Sand and Stone a beneficio di sette altre compagnie di proprieta’ esclusiva della famiglia Pope. Secondo il grand giuri, del trasferimento non si parla nei documenti inviati alla American Stock Exchange, alla Security Exchange Commission e ai mille azionisti. 
I fratelli Pope restituiscono alla Colonial Sand $405,816, sono multati di $25 mila ciascuno ma riescono ad evitare il carcere  perche’ la sentenza viene sospesa.
In questo periodo la Colonial ha un giro di affari di circa 30 milioni di dollari all’anno, e Fortune e’ tra i primi dieci uomini piu’ ricchi  di New York.  E’ considerato, al pari di suo padre, il leader di una comunita’ italoamericana calcolata ad oltre  4 milioni e mezzo di persone ed e’ l’uomo da vedere, una tappa obbligata, per tutti coloro che cercano di avere  contatti ad alto livello con il Governo italiano o con quello  americano. Ma dopo queste vicende giudiziarie  l’influenza di Pope diminuisce col passare degli anni fino a diventare irrilevante.
La famiglia Pope e la Pope Foundation agli inizi degli Anni Settanta vendono le loro azioni per 20 milioni di dollari. A Fortune resta Il Progresso che comunque non e’ piu’ attivo come ai vecchi tempi anche se le perdite sono tutt’altro che catastrofiche.
Quando Il Progresso trasferisce tipografia e redazione a Emerson, nel New Jersey, con gli uffici amministrativi in Audubon Avenue, vicino al George Washington Bridge, il contatto di Pope col suo giornale e con i suoi dipendenti  diventa col passare del tempo sempre piu’ occasionale.  Qualche giornalista ricorda di non averlo  visto per mesi.  
E' convinto a seguire il giornale nel New Jersey anche il redattore capo Frank Cantelmo.  Assunto da Barzini per il Corriere d'America come redattore sportivo, diventa nel giro di pochi anni redattore capo, carica che mantiene quando Il Progresso assorbe  il quotidiano concorrente durante gli Anni Trenta.  Cantelmo va in pensione nel 1968 e muore cinque mesi dopo fulminato da un infarto durante un discorso ad un luncheon per il Kiwanis Club nel North East del Bronx, non lontano dalla sua casa.
La redazione e’ formata in massima parte da una quindicina di traduttori e alcuni redattori di pagine, in genere gestite dal redattore capo e dai suoi assistenti. La fonte principale delle notizie e’ la United Press International e i servizi e le interviste  dell’agenzia NANA, mentre per il notiziario italiano vengono usati ritagli di cronache regionali di quotidiani inviati via posta dalla redazione romana. Molto seguiti gli avvenimenti sportivi locali e internazionali, e la vita delle associazioni italoamericane. 
I columnist piu’ famosi sono Drew Pearson e Jack Anderson e, da Roma, Giuseppe Marrazzo che scrive settimanalmente una lettera alla “zia d’America” facendo un brillante quadro della vita italiana.
Se Pope e’ il grande assente, chi parla ed agisce  per lui  e’ il general manager Frank Castelli, con ufficio in Audubon Avenue, che fa la spola New York-Emerson e che porta  materiale da pubblicare e comunica gli ultimi ordini e volonta’ del Boss. Castelli comunica  per via strettamente gerarchica: col redattore capo e i suoi  assistenti, col proto o con Alfredo Franceschetti, il piu’ anziano dei redattori, responsabile dell’inserto della domenica, ma, sopratttutto, diplomatico  rappresentante del New York Newspaper Guild,  il sindacato dei giornalisti. E’ quello che ha visto fare da Pope nelle sue sempre piu’ rare visite a Emerson dove mantiene un ufficio al primo piano del numero 12 di Lincoln Boulevard, una piccola stanza con una finestra, una scrivania, un telefono, quattro sedie e uno scaffaletto. L’ufficio viene  usato anche dal proto, redattore capo e assistenti se devono fare una telefonata senza essere ascoltati da orecchie indiscrete perche’ in  redazione e in tipografia tutti i telefoni sono intercomunicanti.  Nella  “stanza del Boss”  si decidono i licenziamenti, si complottano strategie,  iniziano le prime schermaglie sindacali della Local #3 del New York Newspaper Guild e del sindacato tipografi.
Successivamente la sede viene  spostata di qualche chilometro, sempre a Emerson, in un nuovo edificio di un piano a Bland Street, ma il giornale continua ad essere stampato nella vicina Westwood nell’impianto di Joe Bonaro. 
Spostandosi a Bland Street, Il Progresso si lascia alle spalle le vecchie linotype e comincia a muovere i primi passi nel secondo secolo di vita e nell’era del computer: in tipografia spuntano i primi videoterminali e un elaboratore  elettronico.  
L’editore-direttore Fortune Pope e’ giunto al capolinea. E’ pronto a  vendere anche l’ultimo pezzo dell’impero costruito dal padre.
Nelle foto: Anthony (a sinistra) e Fortune Pope; la palazzina sul Lincoln Boulevard di Emerson, N.J., che ospitava  redazione e tipografia del Progresso Italoamericano.

Monday, March 23, 2015

Biografie / Generoso Pope Jr. il padrino dei tabloid

NEW YORK. Dopo la morte di Generoso Pope, tocco’ al suo ultimo figlio Generoso Jr. prendere in mano le redini del Progresso, mentre Anthony e Fortune si dedicarono alla Colonial Sand and Stone. 
Fu una scelta scontata perche’ Gene Jr. era stato l’unico dei fratelli a frequentare stabilmente Il Progresso e Il Corriere d’America,  dopo aver completato gli studi prima alla Horace Mann School e poi al  Massachusetts Institute of Technology, dove si laureo’ in ingegneria in 1946. Contrasti con i fratelli, gelosi di lui che aveva goduto da piccolo il ruolo di favorito di suo padre, spinsero Gene a lasciare Il Progresso e a trasferirsi a Washington dove lavoro’ per la CIA. Ma dopo qualche anno torno’ nel mondo dell’editoria acquistando nel 1952 il settimanale New York Enquirer per $75,000, danaro prestatogli in parte non dalla sua ricchissima famiglia ma dal suo padrino, il boss mafioso Frank Costello. 
Nel 1954 l’Enquirer cambio’ il formato diventando un tabloid e il nome diventando The National Enquirer. Divento’ presto popolare  per le raccapriccianti storie che raccontava  (“Le ho strappato il cuore e poi l’ho calpestato”, “Fa bollire la sua bimba e poi se la mangia”, due dei titoli). Il settimanale durante gli Anni 50 e 60 veniva venduto solo nelle farmacie e nelle edicole, ma verso la fine degli Anni 60, quando Pope elimino’ gli eccessi piu’ scioccanti e sanguinolenti dalle sue storie, l’Enquirer pote’ essere venduto anche nei supermarket, grazie all’intercessione di Henry Dormann, l’influente fondatore di Leaders Magazine, toccando tirature di sei milioni di copie settimanali.
 Nel 1971 Pope trasferi’ l’Enquirer da New York a Lantana, Florida, dove furono fondati il settimanale Weekly Word News e una compagnia per la distribuzione (Distribution Services Inc). Il tutto dopo la sua morte e’ stato venduto (secondo quanto espressamente stabilito nel testamento)  per oltre 400 milioni di dollari. 
Gene Junior fu colpito da attacco cardiaco nella sua lussuosa villa in riva al mare a Manalapan e mori’ mentre lo portavano all’ospedale nell’autoambulanza che egli stesso aveva donato al Comune della Florida. Aveva 61 anni. A sottolineare la distanza che lo divideva dalle famiglie dei fratelli, la salma di Generoso Jr riposa all’Our Lady Queen of Peace Catholic Cemetery di Royal Palm Beach, Florida. 
Chi era Generoso Pope Junior? Tutti lo descrivevano come un visionario, ma anche come un eccentrico, uno tipo “strano” e  “bizzarro”, molto generoso. Il National Enquirer dedicava sempre spazio a bambini che avevano bisogno di cure mediche e che venivano aiutati dai lettori.
Generoso Jr. e il suo Inquirer sono considerati un fenomeno della storia dell’editoria e del giornalismo americani. Il giornalista Jack Vitek gli ha dedicato un libro intitolato “Godfather of Tabloid: Generoso Pope Jr. and The National Enquirer”.  In una recensione, King Features Syndicate definisce Gene Jr. “un pittoresco personaggio che quasi da solo ha cambiato per sempre il mondo dell’editoria”. 
Un altro libro, che fa molta luce anche sulla guerra tra i fratelli Pope e i  rapporti tra essi e le rispettive famiglie, e’ stato scritto da  Paul David Pope, uno dei due figli che Gene Jr. ebbe dalla terza moglie Lois Pope.
Il libro si intitola “The Deeds of my Fathers - How my grandfather and father built New York and created the tabloid world of today”. (Editore : Philip Turner/Rowman & Littlefield).
Originariamente doveva essere la biografia del padre, ma Paul si accorse presto che era impossibile raccontare il padre senza prima raccontare il nonno che dal nulla conquisto’ grande potere politico a New York grazie ai suoi giornali ed alla sua ditta di materiale per costruzione. Su quelle radici si innesta la vita del padre, allontanato dalla famiglia, ossessionato dall’avventura con l’Enquirer e della sua travolgente scalata verso punte di vendita ( 7 milioni per il numero che rivelava particolari sulla morte di Elvis Presley) e popolarita’ mai toccate nella storia dei tabloid americani.

Monday, March 9, 2015

1928/ Come Generoso Pope sconfisse Barzini e la International Paper Company


" Il ruolo dei fascisti in Italia comincio' ad apparire simile al ruolo interpretato dai feroci oppositori della temuta cospirazione bolscevica in America. Comunque la stampa coloniale non si era ancora allineata col fascismo. Anzi, essa sembava guardare con sospetto il fascismo, ed una sorta di simpatia proletaria porto' i giornali a criticare le misure adottate contro gli scioperi.( In particolare, Il Progresso continuo' a pubblicare articoli antifascisti di Arturo Labriola e Guglielmo Ferrero). 
Ancora una volta, fu la reazione dell’opinione pubblica  americana, che fu subito a favore di Mussolini, che determino' il suo graduale allineamento...... 
Paradossalmente, Mussolini era stato una volta un collaboratore dell'americano "Il Proletario".  Secondo Carlo  Tresca (l’anarchico giornalista e sindacalista assassinato a New York nel 1943, ndr) che lo aveva incontrato in Svizzera ed aveva vissuto con lui quando si nascondeva) Mussolini stesso era stato sul punto di emigrare negli Stati Uniti. 
Il Duce si pose subito il problema delle colonie italiane all'estero ed in particolare di quelle negli Stati Uniti. Ma Luigi Barzini, ex collaboratore di Albertini a "Il Corriere della Sera" e favorevole al nazionalismo italiano, fu il primo nel 1922 ad inventarsi l'idea di un grande quotidiano italiano negli Stati Uniti, uno in grado di sostituirsi alla stampa esistente. Inizialmente aveva messo un occhio su Il Progresso di Barsotti. 
Pio Crespi, il texano che controllava il gruppo di finanzieri di Barzini, autorizzo' Barzini a fare un'offerta di un milione di dollari per acquistare il giornale. Dopo il rifiuto di Barsotti, Barzini decise di fondare un nuovo giornale, Il Corriere d'America, che usci' il 27 dicembre del 1922 con una circolazione - un anno dopo - che si stabilizzo' intorno alle 50 mila copie. 
Nel frattempo, Crespi era spesso preoccupato e in diverse occasioni espresse la volonta' di vendere. Grazie ad un prestito garantitogli dalla Banca Commerciale Italiana, Barzini ottene una cospicua parte delle azioni del giornale, e di conseguenza tenne a distanza le apprensioni di Crespi. Al tempo stesso Crespi blocco' ogni tentativo di espansione, inclusa l'acquisizione de il Bollettino della Sera nel 1926. 
Quando Barsotti mori' nel 1927, sembro' che ci fu un'inversione dei ruoli. Angelo Bertolino, esecutore del testamento di Barsotti, si fece avanti per acquistare Il Corriere, ma la tratattiva falli' a causa dell'opposizione degli eredi. 
Gli altri progetti di Barzini di unire i due giornali andarono in fumo, anche se nel 1928 aveva l'appoggio fuinanziario del banchiere Amadeo Giannini. Ma precisamente in quel momento Il Progresso fu messo in vendita. Fu acquistato per la bella somma di due milioni di dollari dall'imprenditore Generoso Pope, che batte' la competizione dell'International Paper Company, un gigante nella produzione della carta. Inizialmente, la compagnia progettava di acquistare Il Corriere, unire i due quotidiani, e nominare Barzini come direttore. Di conseguenza, la ditta fini' per cercare di comprare Il Corriere, ma Crespi rifiuto' l'offerta. Allora si fece avanti lo stesso Pope e nel gennaio del 1928 l'affare sembrava concluso. 
Comunque, consigliata dal governo italiano, l'ambasciata italiana a New York giudico indesiderabile questa concentrazione di giornali. A Pope fu consigliato di tirarsi indietro, e nuovi acquirenti furono presentati a Crespi. La scelta cadde sull'Order Sons of Italy e il contratto fu scritto e firmato dalle due parti. Ma a causa delle esitazioni di Crespi, di nuovo non se ne fece nulla. Alla fine, Pope riusci' nell'impresa, traendo vantaggio dalle sue solide connessioni col goveno di Roma. 
Questa vasta concentrazione di giornali includeva anche "Il Bollettino della Sera" (New York) e "L'Opinione" (Philadelphia). Quando il cerchio fu chiuso, Pope fu libero di orchestrare un’efficace propaganda fascista, avvalendosi di formidabili mezzi, ai quali bisogna aggiungere molte stazioni radio e innumerevoli altri fogli, oltre a giornali e periodici. Tra questi "Il Grido della Stirpe " (Tresca lo aveva ribattezzato "Il Grido della Trippa") dell'ex anarchico Domenico Trombetta  e "Il Carroccio" di De Biasi." 
La stampa fascista faceva la parte del leone anche a San Francisco dove Ettore Patrizi, detto il "piccolo Fuhrer della California", pubblicava "L'Italia" e "La Voce del Popolo". 
Nelle foto: Luigi Barzini e Pio Crespi
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liberamente tradotto da: 
"ITALOAMERICANA: The Literature of the Great Migration, 1880-1943", edited by Francesco Durante, Robert Viscusi, James J. Periconi. 
Oxford University Press, prima edizione, May 15, 2014 (1032 pagine). 

Sunday, February 8, 2015

Biografie / Giovanni Favoino di Giura


Giovanni Maria Favoino di Giura (Chiaromonte, 26 aprile 1885 –Chiaromonte, 29 novembre 1967) è stato un avvocato, giornalista, scrittore, poeta ed editore italiano.
Giovanni Maria Favoino di Giura nacque a Chiaromonte, piccolo borgo lucano in provincia di Potenza, il 26 aprile del 1885. Dopo aver frequentato il Liceo Classico "Archita" di Taranto, nel 1906 si laureò in giurisprudenza presso la Regia Università degli Studi di Napoli "Federico II", con il massimo dei voti. Terminati gli studi accademici, si trasferì a Roma, dove iniziò ad esercitare la professione di avvocato civilista. In quegli anni, accanto agli impegni professionali, Giovanni Favoino di Giura iniziò a coltivare la passione per il giornalismo. Tale si rivelò l'amore per la carta stampata che decise di affiancare all'attività forense anche la professione giornalistica. Fece il suo esordio, con lo pseudonimo di Bazaroff, su "Il Giornale d'Italia" e successivamente come pubblicista per il quotidiano romano "Il Messaggero", con il quale collaborò durante gli anni vissuti a Roma.
Dopo l'esperienza giornalistica capitolina, sempre più desideroso di allargare i propri orizzonti culturali e professionali, nel 1910 decise di emigrare a San Paolo del Brasile ove, direttore di un quotidiano in lingua italiana, condusse per circa due anni delle inchieste sulla condizione degli italiani nello Stato del Paraná. Successivamente si trasferì in Argentina, nella capitale Buenos Aires, per occuparsi in qualità di caporedattore della redazione de' "La Patria degli italiani", tra i quotidiani in lingua italiana di maggiore importanza tra quelli pubblicati fuori dalla madrepatria.
Giovanni Favoino di Giura era cresciuto con le ideologie patriottiche del nonno materno Giuseppe di Giura, che languì dieci anni nelle galere borboniche di Nisida e di Procida e vi morì nel 1856 per la libertà e l'unità d'Italia. Il ricordo della fierezza con la quale la madre Matilde gli narrava il patimento del nonno e degli zii Giosuè e Domenico (il primo morto in esilio e il secondo, sacerdote letterato, sottoposto a vigilanza speciale) tutti ferventi patrioti lucani, fece nascere in lui il desiderio di servire la Madre Patria.
All'indomani della dichiarazione di guerra del 24 maggio 1915, Giovanni Favoino di Giura rientrò in Italia. Si arruolò volontario nel Regio Esercito nell'agosto del 1916 per prendere parte alla Prima guerra mondiale, come ufficiale di fanteria. Il suo reclutamento avvenne tra le file del 231º Reggimento della brigata "Avellino", costituita il 6 maggio 1916 e comandata dal Generale di Divisione Antonino Cascino. Giovanni Favoino di Giura si distinse in particolar modo durante le operazioni belliche, condotte quasi esclusivamente in trincea, per la conquista dell'avamposto sul Monte San Michele di Gorizia, caposaldo del possente fronte di guerra predisposto dalle forze militari austriache, le quali il 29 giugno utilizzarono per la prima volta nella storia i gas nervini che uccisero 7.000 soldati italiani. È da supporre che Giovanni quel giorno si trovasse in seconda linea e che, come tutti, fuggisse terrorizzato davanti alle nuvole di gas. Lì con lui c'era anche Giuseppe Ungaretti. Scampato ai gas nervini, a fine guerra lasciò nuovamente l'Italia per trasferirsi a New York.

Giunto a New York, Giovanni Favoino di Giura riprese l'attività giornalistica con uno spirito rinnovato ed una visione più realistica della vita, ormai segnato indelebilmente dalla sua esperienza in guerra. Iniziò presto la collaborazione con la rivista "Il Carroccio", mensile di cultura e difesa italiana in America. Fu quella un'esperienza gratificante, in quanto "Il Carroccio" era una rivista molto seguita non solo dagli italiani d'America, alla cui redazione collaboravano giornalisti affermati e alti esponenti della politica e della cultura italiana. Ma il desiderio di Giovanni Favoino di Giura di realizzare una rivista che gli appartenesse era ormai incontenibile. Fu così che nel 1924 fondò e diresse il "Vittoriale" un mensile in lingua italiana edito dalla Casa Editrice "La Transatlantica" di New York. Gli uffici della rivista avevano sede presso il 176 di Worth Street, sulla Second Avenue, nel cuore di Manhattan.

Il "Vittoriale" ricalcava quelle che erano le linee guida editoriali delle riviste italoamericane dell'epoca, ma con uno spiccato senso di orgoglio nazionale indirizzato alla promozione della cultura e alla riscoperta della letteratura italiana, nonché alla nascita di movimenti politici di tipo nazionalista. L'impostazione data al "Vittoriale" riscosse grande consenso tra i newyorkesi di origine italiana e tra i rappresentanti della politica, consentendo a Giovanni Favoino di Giura di entrare in contatto con i più influenti rappresentanti della comunità italiana d'America. Lo stesso Favoino di Giura divenne in breve tempo un importante riferimento per tutti coloro che all'epoca si impegnavano per "...fare della propria italianità motivo di orgoglio..
In quegli anni, oltre all'impegno editoriale con il "Vittoriale" e alla collaborazione con il "Corriere d'America", Favoino di Giura fu affascinato dal crescente potere mediatico della radio, tanto da voler provare l'esperienza di giornalista radiofonico. Ebbe tale opportunità nel 1939, quando venne chiamato a commentare le news per gli italo-americani dagli studi della WBIL-Radio, una delle più conosciute tra le emittenti cattoliche newyorkesi di proprietà del notabile Angelo Fiorani (Fiorani Radio Productions Records), le cui trasmissioni avvenivano direttamente dalla chiesa di Saint Paul Apostle.
Quelle che inizialmente sembravano sporadiche comparse nel mondo del giornalismo radiofonico, divennero per Giovanni Favoino di Giura un'opportunità, che ben si affiancava alla pubblicazione di massa del "Vittoriale", per divulgare i concetti di integrazione sociale, politica ed economica da lui ritenuti fondamentali per la realizzazione di quella che considerava "una doverosa rivalutazione del prestigio storico e culturale dell'italianità", che rendesse giustizia a tutti gli immigrati italoamericani, fortemente discriminati per i dilaganti pregiudizi diffusi dalle autorità americane che temevano per la crescente diffusione della propaganda nazionalista. Tali ideologie di riscatto venivano espresse in apposite rubriche di approfondimento giornalistico, il cui autore era lo stesso Favoino di Giura, che così facendo richiamò l'attenzione, oltre che della comunità italoamericana, anche della critica socio-politica della metropoli, la quale gli tributerà una citazione nell'annuario dell'American Academy of Political and Science in un articolo di Clyde R. Miller del 1941, per il contributo dato all'aggregazione ed allo sviluppo sociale e culturale della comunità italiana in America.
Frequentando i salotti dell'alta società newyorkese, strinse amicizia con personalità illustri di origine italiana della politica, della cultura e dell'arte, tra cui il pittore Arturo Noci, che realizzò l'acquerello successivamente utilizzato per la copertina del libro "Occhi Intenti", il tenore Beniamino Gigli, la star radiofonica Ubaldo Guidi Buttrini, il Barone Osvaldo Cocco, il lucano Giovanni Riviello, direttore de "La Basilicata nel Mondo" e de "Gli Italiani nel Mondo", il Vicenconsole De Cicco e l'influentissimo magnate dell'edilizia e dell'editoria Generoso Pope, proprietario di testate giornalistiche quali il "Bollettino della sera" (sul quale Favoino di Giura pubblicò diversi suoi articoli), "Il corriere d'America", "L'opinione" ed il più blasonato "Il Progresso Italoamericano".
Erano gli anni che precedevano lo scoppio della seconda guerra mondiale e Giovanni Favoino di Giura fu nominato Direttore de Il Progresso Italo-Americano(dal 1988 divenuto "America Oggi"), storico quotidiano newyorkese in lingua italiana, da sempre testimone e voce dell'emigrazione negli Stati Uniti. La comunità italiana della Grande mela, pur essendo in una fase di rapida espansione, non aveva ancora un rappresentante che ne tutelasse gli interessi e che si facesse portavoce nello scenario politico che si andava configurando negliStati Uniti.
In tale contesto, Giovanni Favoino di Giura diede un profilo netto alla direzione del giornale (che all'epoca aveva raggiunto la vetta delle vendite con una tiraturadi oltre 90.000 copie diffuse), tutta incentrata sulla promozione dell'identità, della cultura e della storia degli italoamericani, affinché ogni italiano prendesse coscienza delle proprie potenzialità e le mettesse in campo per stringere un legame sempre più forte con le istituzioni. L'idea di Giovanni Favoino di Giura era quella di inculcare nella coscienza della comunità italoamericana il concetto di "etnicità politica", e cioè della necessità di avere dei rappresentanti politici di origini italiane a tutela della stessa comunità e delle generazioni che ne sarebbero seguite.

L'indirizzo editoriale dato da Giovanni Favoino di Giura a "Il Progresso italoamericano" attirò, tuttavia, l'attenzione del P.M.G.O. (Provost Marshal General's Bureau) e dell'FBI che, a causa della crescente diffidenza nei confronti degli italiani, dovuta soprattutto all'acuirsi delle tensioni che a breve sarebbero sfociate nella Seconda guerra mondiale, vedevano nella testata giornalistica da lui diretta, così come in altre iniziative editoriali capitanate da illustri italiani, un mero strumento di propaganda d'oltreoceano al regime fascista. In questa atmosfera di pregiudizi e di fobia irrazionale, Giovanni Favoino di Giura, insieme ad altri innumerevoli esponenti della comunità italoamericana di New York, venne sottoposto alle restrizioni della censura a seguito del fenomeno dell'internamento promosso dal Governo degli Stati Uniti allo scopo di sopire le crescenti paure delle autorità militari americane nei confronti degli immigrati italiani.
A difesa della comunità italoamericana e per porre un freno ai sempre più frequenti rastrellamenti da parte della polizia militare, intervenne il Presidente Roosevelt, la cui intercessione consentì a Giovanni Favoino di Giura e a molti suoi connazionali di riacquistare la propria libertà. Lo stesso Roosevelt, che ricevette alla Casa Bianca una rappresentanza di italoamericani tra i quali il Favoino di Giura, per mitigare le tensioni montate dalle autorità militari, affermò ironicamente: “Gli italiani sono grandi cantanti d’opera… I tedeschi sono diversi: loro sì che possono essere pericolosi!”
Dopo la infausta esperienza dell'internamento, Giovanni Favoino di Giura si trovò di fronte ad un radicale mutamento nella struttura sociale delle comunità italoamericana e delle ideologie che, fino ad allora, avevano accompagnato il suo operato professionale in terra d'America, sempre e comunque condizionato dagli avvenimenti socio-politici della madrepatria. Nell'Italia degli Anni '40 il regime fascista si disgregò e andò affermandosi il partito della Democrazia Cristiana che, partecipando al Comitato di Liberazione Nazionale, assunse la veste di fazione politica moderata, vicina alla Chiesa e alquanto vaga nei confronti della Monarchia. I giornali italoamericani, stimolati dal Governo degli Stati Uniti che temeva per una vittoria del Fronte Democratico Popolare durante le elezioni politiche italiane del 1948, approntarono una incisiva campagna elettorale rivolta ai cittadini residenti in Italia perché non votassero per i gruppi politici filosovietici.
Migliaia di italoamericani furono invitati a scrivere lettere ai propri cari in Italia, per spingerli a votare a favore dei candidati democristiani, considerati come amici leali dell'America. Anche il quotidiano "Il Progresso Italoamericano" sposò l'iniziativa, per volontà del suo proprietario Generoso Pope, a sostegno dell'amministrazione Truman che si impegnava a restituire Trieste agli italiani e ad inserire l'Italia tra le Nazioni Unite in cambio di una vittoria dei democratici cristiani. 
Questo nuovo indirizzo editoriale, tuttavia, incontrava il dissenso di Giovanni Favoino di Giura che, non identificando nella Democrazia Cristiana un valido deterrente alle mire espansionistiche dell'Unione Sovietica sull'Europa Occidentale, considerava ilPartito Monarchico e il Movimento Sociale Italiano quali unici partiti dal “contenuto di purissima idealità nazionale e la sola vera antitesi del comunismo”. Per tali divergenze ideologiche, Giovanni Favoino di Giura abbandonò la direzione de "Il progresso Italoamericano" per passare definitivamente al quotidiano "Il Popolo Italiano".
Oltre all'impegno giornalistico, Giovanni Favoino di Giura scrisse numerosi libri. Tra essi "Il carme alla luna" (Casa Editrice Malena, Buenos Aires - 1910), "Frammenti di Giornale" (Tipografia del Riachiuelo, Buenos Aires - 1912), "Gli italiani nella provincia di Entre Rìos" (Artes Graficas, Paranà - 1913), "Antonio Meucci: il vero inventore del telefono" (Pei tipi del "Carroccio", New York - 1923 e ristampa della Cocce Press - New York 1940), "Fatalyse" (Romanzo di un amore italo-americano),"Il ritorno alla culla" (Tragedia moderna), "Lo straniero" (Romanzo), "Occhi intenti"(Racconti e poesie, Pei tipi del "Carroccio", New York - 1924) e "Trincea. Con i fanti della Brigata Avellino", in cui scrive della sua esperienza di guerra durante i primi mesi del suo arruolamento fino alla nomina a Sottotenente nel novembre del 1916.
Tra i libri di Giovanni Favoino di Giura spicca "Antonio Meucci. L'inventore del telefono", nel quale lo scrittore ripercorre la vita e tutte le tappe che portaronoMeucci a realizzare la sua grande invenzione, ponendo l'accento su quegli elementi a favore dell'inventore italiano nell'annosa vicenda che lo vide contrapposto ad Alexander Graham Bell riguardo alla paternità deltelefono. L'opera intitolata "Antonio Meucci. L'inventore del telefono", che contiene documenti anche inediti di Meucci, come ad esempio il suo intero testamento, vide la luce in una prima edizione nel 1923 e fu poi ristampata nel 1940 con il titolo "Il vero inventore del telefono: Antonio Meucci". Il Testo di Favoino di Giura, negli anni a seguire, rientrerà fra i documenti di ricerca effettuata dal Professor Ing. Basilio Catania, già direttore generale dello CSELTdi Torino, per dimostrare senza ombra di dubbio che il lavoro di Meucci nell'invenzione del telefono fu determinante[8] (Bulletin of Science, Technology & Society - February 2001, Volume n.21).

Separatosi dalla prima moglie, Fanny Bignami dei Conti della Scala dalla quale ebbe due figli (Enzo Vittorio e Matilde), si trasferì in Lussemburgo dove si risposò con l'ereditiera Maria Nilles, dalla quale ebbe il terzo figlio (Gabriele, redattore del New York Times). Dopo alcuni anni trascorsi con la nuova famiglia nel Granducato lussemburghese, Giovanni Favoino di Giura decise di rientrare in Italia per stabilirsi definitivamente a Chiaromonte, dove era nato e dove morì il 29 novembre del 1967. I suoi resti mortali riposano nella cappella di famiglia.


FONTI: 
 Wikipedia, l'enciclopedia libera;

"Chiaramontesi in Italia e nel Mondo"
http://chiaromontesialtrove.weebly.com/giovanni-favoino-di-giura.html
Lucio Vitale - Il Quotidiano della Basilicata

Wednesday, January 28, 2015

Generoso Pope: arrivo’ con 10 dollari, costrui’ un impero



Generoso Pope ( Generoso Papa) nacque a Pasquarielli, frazione del Comune di Arpaise  ( Benevento), il 1 aprile 1891, da  Fortunato Papa and Fortuna Covino.  emigrò a New York negli Stati Uniti nel 1906, a 15 anni e con solo dieci dollari in tasca. Dormi’ la prima notte sulla panchina di un parco pubblico e comincio’ dalle mansioni più umili. Trovo’ subito lavoro portando acqua per 3 dollari alla settimana agli operai che stavano costruendo l’East Side Tunnel della Pennsylvania Railroad. Successivamamente lavoro’ nell’edilizia e frequento’ corsi scolastici la sera. Nel 1911 entro’ a far parte della Colonial Sand and Stone, una piccola impresa di costruzioni, diventandone superintendent, Quando alcuni anni dopo la ditta fu sul punto di fallire, riusci’ a persuadere proprietari e i creditori a dargli la responsabilita’ della societa’ e nel giro di pochi mesi, lavorando da 12 a 16 ore al giorno, riusci’ a salvare l’impresa trovando nuovi clienti, battendo la competizione ed espandendo il raggio di attivita’. Nel 1912, entrò anche nel settore alimentare fondando la Pope Foods per l'importazione di prodotti alimentari dall'Italia.
Tra il 1916 ed il 1918 prese pieno controllo della Colonial Sand & Stone trasformandola nella più grande azienda di sabbia e ghiaia nel mondo, edificando alcuni tra i maggiori edifici di New York, tra cui il Rockefeller Center (1929-40), la Radio City Music Hall (1932), l'Empire State Building (1929-31), il ponte George Washington (1927-31), e il primo Yankee Stadium (1923). Grazie alle enormi ricchezze accumulate e all'ingresso spregiudicato nel campo della politica e dell'informazione, Pope divenne uno degli uomini più potenti non solo all'interno della comunità italoamericana ma dell'intera società newyorchese.
Nel 1928 comprò il quotidiano di lingua italiana "Il Progresso Italo-Americano" per 2 milioni di dollari, raddoppiandone in breve la diffusione a oltre 200.000 copie. Acquisì ulteriori testate a New York, tra cui Il Bollettino della Sera, Il Corriere d' America, e il quotidiano di Filadelfia L'Opinione. Egli possedeva anche una stazione radio, WHOM (l'attuale 92,3 NOW). In questo modo Pope controllava le principali fonti di informazione politica, sociale e culturale della comunità italo-americana newyorchese. Alla WHOM, tra l'altro, lavorò anche Mike Bongiorno che poi fece fortuna alla televisione italiana. 
Pope era un democratico conservatore e fu uno dei principali sostenitori a New York di Franklin D. Roosevelt. I suoi giornali giocarono un ruolo fondamentale nel garantire il voto italiano per il partito democratico del New Deal, nonostante ogni controversia per i suoi legami con la Tammany Hall e l'amicizia personale con il boss mafioso Frank Costello, che Pope volle nel 1927 come padrino del suo figlio minore. Ai propri lettori italiani Pope ripeteva l'incoraggiamento ad imparare l'inglese, diventare cittadini, e votare. Il suo obiettivo era quello di infondere l'orgoglio e l'ambizione ad avere successo in un'America moderna, oltre che naturalmente ottenere in cambio il sostegno della politica per le proprie imprese. Forte delle sue amicizie presidenziali, Pope si adoperò per fare del Columbus Day una festa nazionale, fondando il 12 ottobre 1929 l'annuale New York Columbus Day Parade, della quale fu Grand Marshal per 20 anni (ancora oggi la più grande Columbus Day Parade del mondo).
Pope trovò però i suoi più formidabili avversari all'interno della stessa comunità italoamericana: da un lato le organizzazioni sindacali dei lavoratori guidate da Carlo Tresca (anarchico, giornalista e sindacalista, assassinato a New York nel 1943) e dall'altro un altro grande sostenitore di Roosevelt ma nemico giurato della macchina di potere del partito democratico newyorchese, Fiorello La Guardia (e con lui Vito Marcantonio). Conducendo una battaglia frontale proprio contro Pope e la Tammany Hall, Fiorello La Guardia diventa popolarissimo sindaco di New York dal 1933 al 1945.
Fortemente anti-comunista, Pope guardò con simpatia all'emergere del fascismo in Italia, divenendo uno dei principali punti di riferimento delle politiche mussoliniane negli Stati Uniti e il più potente nemico dell'antifascismo tra gli immigrati italiani in America.
Partecipò con Italo Balbo nella grande parata (foto a destra) organizzata nel 1933 per le strade di New York per celebrare la trasvolata atlantica. Divenuto presidente della divisione italiana del Comitato Nazionale Democratico nel 1936, Pope contribuì a convincere il presidente Roosevelt a prendere un atteggiamento neutrale sulla invasione dell'Etiopia da parte dell'Italia.
Tuttavia, la doppia fedeltà a Roosevelt e Mussolini si rivelò sempre più difficile da gestire con il progressivo allineamento di Mussolini alle politiche di Hitler. Dopo l'attacco a Pearl Harbor del dicembre 1941, Pope ruppe ogni residuo legame con Benito Mussolini e sostenne con entusiasmo lo sforzo bellico americano contro l'Italia fascista.
E’ stato detto che fu lo stesso Mussolini a suggerirgli di acquistare Il Progresso per favorire la dottrina fascista tra gli emigrati, ma il nipote David Paul Pope,  autore di "The Deeds of My Fathers. How My Grandfather and Father Built New York and Created the Tabloid World of Today", non e’ d’accordo.
"No, non fu quella la ragione dell'acquisto, anche se è vero che quando mio nonno nel '29 incontrò per la prima volta Mussolini, prese accordi per ricevere l'agenzia di stampa controllata dai fascisti. Ma mio nonno pensava che così avrebbe aiutato gli italiani in America e anche in Italia. E poi, quando Mussolini si allineò totalmente con Hitler, lui immediatamente si staccò dal regime fascista. Anche se sicuramente ha sofferto di quel distacco da Mussolini e l'Italia", disse David Paul a Stefano Vaccara in una intervista ad “America Oggi” nell’ottobre del 1910. 
- Ma Generoso Pope era o non era un fascista?
"In un certo senso direi di sì perché lui vedeva il fascismo come un passaggio necessario all'Italia per entrare nel capitalismo. Mio nonno era fondamentalmente un capitalista anticomunista, e vedeva nel fascismo italiano una fase necessaria ad allontanare i rossi, ma poi una volta svolto quel compito del fascismo, si sarebbe dovuta affermare la democrazia", rispose David Paul.
Nel dopoguerra Pope continuò ad esercitare un ruolo di primo piano all'interno del Partito democratico. Nel 1945 sostenne l'elezione di Harry S. Truman a presidente, e l'anno successivo il suo appoggio fu ancora una volta decisivo nel voto a William O'Dwyer come sindaco di New York. A livello internazionale, nei primi anni della guerra fredda, Pope d’intesa col presidente Truman lanciò una campagna tra i suoi lettori a sostegno della Democrazia Cristiana nelle elezioni del 1948.  Centinaia di migliaia di lettere partirono dagli Stati Uniti verso l’Italia da parte di italo-americani che invitarono familiari ed amici a non cedere alle lusinghe della “sinistra” e ad abbracciare la democrazia. La campagna fu coronata da successo, I comunisti  furono nettamente sconfitti alle urne. Perche’ lo fece?
"Mio nonno e mio padre non lo fecero (la campagna per la DC) soltanto per fare un favore al presidente degli Stati Uniti, ma soprattutto perché volevano aiutare gli italiani a non cadere nelle mani dei comunisti”, disse David Paul ad America Oggi .  “A Generoso Pope interessava di essere percepito ancora dalle autorità americane, così come da quelle italiane, come il canale principale nel rapporto tra le masse di emigrati italiani in America e la loro madrepatria. Generoso voleva essere ed era quella fonte di contatto. Così come quando denunciò Mussolini gli italoamericani lo seguirono, così riuscì anche a persuadere centinania di migliaia di parenti degli emigrati a non votare comunista”.
Generoso Pope morì per una malattia cardiaca nel 1950 e fu sepolto in un mausoleo di famiglia al Woodlawn Cemetery, New York.

(Da Vikipedia.it ed altre fonti)

Saturday, January 24, 2015

1928 / Barsotti vende, comincia l'era della famiglia Pope (2)


di Furio Morroni

I giorni delle ansie, dei dubbi circa l’avvenire dei giornale erano ormai lontani. Il numero delle pagine e dei servizi continuo’ ad aumentare. Poi, domenica 12 febbraio 1922, i lettori trovarono all’interno del quotidiano il primo numero del supplemento settimanale.
Nel dicembre del 1922 giunse a New York l’on. Italo Carlo Falbo che per venti anni aveva diretto a Roma il quotidiano “Il Messaggero” e in quel periodo aveva appena assunto la direzione di  “Epoca”. Barsotti volle incontrarlo  per discutere con lui la possibilita’ di pubblicare “Il Progresso” anche a Roma. L’idea venne presto abbandonata, ma l’editore lucchese era rimasto cosi’ positivamente colpito dalla affascinante personalita’ di Italo Carlo Falbo che non esito’ ad offrirgli la direzione del suo giornale. L’on. Falbo declino’, sulle prime, l’offerta: aveva in programma una profonda trasformazione di “Epoca” e non si sentiva di abbandonare quell’iniziativa da un giorno all’altro. Ma le insistenze di Barsotti furono tante che l’on. Falbo fini’ per accettare.
“Se Ella non viene - gli scrisse Barsotti in un cablogramma del giugno 1923 - finiro’ per vendere Il Progresso”.
Italo Carlo Falbo torno’ a New York il primo ottobre successivo ed il 4 ottobre assunse la carica di direttore del “Progresso Italo-Americano”.
 Nel 1922 era sbarcato a New York anche uno dei piu’ famosi giornalisti italiani di tutti i tempi: Luigi Barzini. Gia’ molto noto a quell’epoca per le corrispondenze inviate al “Corriere della Sera” nel 1906 in occasione del raid automobilistico Parigi-Pechino, compiuto insieme con il principe Scipione Borghese, Barzini arrivo’ nella metropoli americana per fondarvi  “Il Corriere d’America”. Nello “staff” di questo giornale, che nelle intenzioni dei fratelli Crespi (finanzieri sud-americani di origine italiana) avrebbe dovuto diventare il piu’ grande quotidiano in America, fecero parte altri validi redattori in gran parte provenienti dal “ Corriere della Sera” - anche’esso di propieta’ della famiglia  Crespi - come Beniamino De Ritis, Luigi Giovannola, oppure italo-americani come Frank Cantelmo.
Ma dopo il successo iniziale l’iniziativa naufrago’ in pochi anni e nel settembre del 1931"Il Corriere d’America” veniva assorbito dal “Progresso Italo-Americano”, in cui molte cose erano nel frattempo cambiate.
Carlo Barsotti era morto improvvisamente di trombosi il 30 marzo del 1927 all’eta’ di 76 anni; gia’ da parecchi mesi, ormai vecchio e stanco, non si recava piu’ in ufficio ma - dalla sua piccola villa di Coyteville (New Jersey) - si teneva oni giorno piu’ volte in contatto telefonico con la redazione.
Nell’estate del 1928, in seguito a disaccordi intervenuti tra gli eredi di Barsotti e l’esecutore testamentario, cavalier Angelo Bertolini, fu decisa la vendita della testata.
Fu un momento particolarmente critico per la vita del giornale che si risolse in un vero e proprio duello a colpi di 50mila dollari tra la grande societa’ International Paper Co. e il ricco imprenditore italo-americano Generoso Pope. Quest’ultimo si aggiudico’ infine la p;roprieta’ del quotidiano offrendo la cifra - allora enorme - di due milioni e 53 mila dollari. Era il primo novembre 1928.
Nonostante le attivita’ di Generoso Pope fossero quasi esclusivamente nel campo dell’edilizia e del materiale da costruzione, egli seppe dare un nuovo impulso al gkiornale che ben presto si arricchi’ di nuove rubriche e di nuove collaborazioni.
Gia’ da sei anni pero’ Benito Mussolini aveva preso il potere in Italia. Fin dall’ottobre del 1922 il “Progresso” di Barsotti si era subito dinistrato favorevole al dittatore; con la nuova gestione di Generoso Pope il giornale assunse addirittura un atteggiamento di appoggio al regime fascista: a conferma di cio’ ci sono le diverse visite che Pope fece a Mussolini a Roma e la grossa sottoscrizione che l’editore italo-americano lancio’ attraverso  “Il Progresso” e “Il Corriere d’America” nel 1935, raccogliendo 700mila dollari a sostegno dello sforzo  bellico italiano nella guerra d’Etiopia. (..........)
La fiducia e l’entusiasmo per l’Italia del Duce subirono un duro colpo con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e con l’ingresso dell’Italia nel conflitto. L’intera comunita’ italo-americana (ad eccezione dei non molti esuli antifascisti) visse un periodo di angosciosa perplessita’ che divenne vero e proprio sbandamento all’indomani dell’attacco giapponese a Pearl Harbor e della successiva entrata in guerra degli Stati Uniti contro le potenze dell’Asse. Le incertezze e i dubbi di quella che allora veniva definita la “colonia” italo-americana si riflessero negli editoriali del “Progresso” che, ad onor del vero, si era dissociato dalle posizioni del duce circa un mese prima di Pearl Harbor. (..........)
 Generoso Pope mori’ all’eta’ di 59 anni il 28 aprile del 1950 e la vasta popolarita’ che egli godeva tra la cominita’ italo-amdericana di New York e gli ambienti politici della metropoli fu testimoniatga dagli imponenti funerali che gli vennero tributati nella cattedrale di san Patrizio.
 Dopo una breve parentesi che vide alla direzione del  “Progresso” Generoso Pope Jr. 
( divenuto poco tempo dopo editore del diffuso “National Enquirer”) il giornale passo’ nelle mani del fratello Fortune.
Nel gennaio del 1980, dopo 52 anni di ininterrotta gestione Pope, il “Progresso” fu acquistato da un gruppo di imprenditori italiani composto da Piero Pirri Ardizzone, co-editore del “ Giornale di Sicilia”, da Carlo Caracciolo, editore de “L’Espresso” e consigliere delegato del quotidiano “La Repubblica”, dalla SPE ( Societa’ Pubblicita’ Editoriale)  presieduta da Oscar Maestro e da Domenick Scaglione , vice presidente (e direttore regionale per l’area mediterranea) della Chase Manhattan Bank, nonche’ presidente del gruppo editoriale del “Progresso Italo-Americano”. (fine)

Furio Morroni e’ stato redattore capo del Progresso Italo-Americano. 

(Questo testo e’ tratto dal numero del Centenario del giornale)

Nella foto sotto il titolo la notizia della cessione del giornale data con grande 

rilievo in prima pagina dal New York Times: 
"Il Progresso, Oldest Italian Daily News, Sold;
Gene Pope, Sand Dealer,Buys It for $2,052,000"